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Dolore all’inguine, la classica presentazione dell’artrosi dell’anca.

Il dolore all’inguine, quello che compare al risveglio, oppure dopo un breve tratto a piedi. Dolore che magari poi si sposta lungo la gamba, verso il ginocchio ma sempre all’interno. Nulla (o quasi) in medicina è certo, ma tutto fa pensare a un problema dell’anca. Nella gestione di un dolore articolare da parte del clinico esiste sempre la possibiltà di un dolore da sovraccarico, che può passare spontaneamente. Se il dolore resta e resiste magari all’intervento dell’antinfiammatorio ecco che ulteriori step vanno presi in considerazione.

L’indagine radiografica fa parte di queste misure, ma quando questa prende il sopravvento sulla clinica è possibile sovrastimarla, prendendo decisioni quanto meno discutibili. E’ il caso del sig. Flavio, che presentava dolore all’inguine. Al sig. Flavio veniva proposta una soluzione chirurgica perchè la sua radiografia mostrava segni di artrosi (se volete approfondire l’argomento, potete farlo qui). Una valutazione più attenta mi ha portato a provare prima un intervento conservativo, che ha portato a risultati più che soddisfacenti, a distanza persino di 2 anni.

Un dolore presente, insidioso ma che permetteva una “vita normale”.

Flavio è un ex bancario di Milano in pensione da anni, con la passione per il calcio e per il presepe (quello napoletano, bellissimo). Insomma una quotidianità fatta di piccole attività, a basso carico.

Un giorno, improvvisamente, la comparsa del sintomo. Il dolore inizia insidioso con la stagione fredda, comincia a farsi sentire solo in alcune situazioni. La localizzazione è quella classica della coxalgia (dolore dell’anca), all’inguine, con irradiazione verso l’interno coscia. Flavio non si lascia condizionare, e continua con la sua vita, così per un paio di mesi, finché questo fastidioso dolore comincia a disturbare il suo sonno.

Gli antinfiammatori non riescono a dare il sollievo aspettato, pertanto Flavio si reca da un ortopedico per una visita specialistica. Purtroppo la visita è approssimativa e viene rimandata la diagnosi alla valutazione di una rx. Flavio esegue l’esame e il responso è di quelli che fanno preoccupare se non spiegato: “iniziale sclerosi dei tetti acetabolari, riduzione dello spazio articolare, calcificazioni dei tessuti periarticolari”. Il responso medico è quindi il seguente: il dolore viene dall’anca, e per la radiografia il processo artrosico è evidente (?!), sia fatta una protesi, con calma ma fatta.

La valutazione fisioterapica

Flavio ha un figlio un po’ pignolo, che ci vuole vedere meglio così chiede consulto a un altro amico ortopedico, il quale dopo una visita consiglia di provare un approccio riabilitativo da un fisioterapista.

Flavio giunge al mio poliambulatorio con una lievissima zoppia di fuga. Le sue gambe non dimostrano un sufficiente tonotrofismo muscolare. Ai test di allineamento dell’arto inferiore inoltre manifesta un evidente pronazione del piede. L’articolarità dell’anca però è buona, sì rigida, ma quasi completa. Inoltre un esame del quadro muscolare/tendineo mostra diversi trigger points attivi. La terapia manu-fasciale quindi potrebbe essere la soluzione per lui.

Il trattamento fisioterapico

Vengono trattati punti a livello della coscia e del gluteo, per un totale di 5, con la speranza di ottenere una riduzione del dolore anche solo parziale ma immediata. La fortuna è dalla nostra parte perché Flavio ha subito beneficio e riesce subito a guadagnare un sonno migliore. Dopo una settimana ca. ritorna presso lo studio, si prosegue il lavoro che è rimasto incompleto (alcuni punti erano troppo dolorosi per essere trattati subito) e si migliora ancora un po’ la situazione. Il dolore si presenta ancora, ma solo dopo 1 ora con le gambe incrociate o in alcune posizioni nel letto correggibili con un piccolo cuscino di sostegno.

Flavio ha completato il recupero in 4 sedute, e proprio qualche giorno fa è passato in studio a farci sapere che il beneficio è durato, nonostante in 2 anni sia tornato 5 volte per risistemare un po’ la sua anca.

Flavio ha avuto la fortuna di avere un figlio pignolo, e anche un dolore molto comune, un dolore all’anca. Ogni dolore articolare però va sempre ben esaminato, il suo caso dimostra come il dolore miofasciale può mimare il dolore articolare. Non abbiate il desiderio che il medico veda per prima cosa la radiografia. Chiedete sempre di essere visitati dal vostro medico, guardati, toccati, mossi. Solo dopo una visita la radiografia, la risonanza acquista significato e può essere interpretata correttamente.

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