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	<title>Paolo Klavzar Fisioterapia Milano</title>
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		<title>Ma il fisioterapista cosa studia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Klavzar]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2018 09:15:31 +0000</pubDate>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1>Una laurea triennale &#8220;professionalizzante&#8221;: ma il fisioterapista cosa studia?</h1>
<p>Il <em>percorso di studi del fisioterapista</em>, oggetto di questo articolo, è alla base della <strong>grande preparazione</strong> espressa da questa <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/fisioterapista-cosa-fa/">professione complessa e completa</a>. Vediamo da dove nasce, come si sviluppa, e dove si dirigerà nei prossimi anni.</p>
<h2>Il decreto ministeriale numero 741 del 1994</h2>
<p>Con questo decreto il <strong>ministero della salute</strong> istituisce il <em>profilo professionale del fisioterapista</em>. Nel decreto vengono elencate tutte <strong>le aree di competenza</strong> del fisioterapista,<em> le modalità e le capacità di intervento</em>. Parallelamente, la preparazione necessaria <em>per svolgere così tante funzioni, </em>porta alla nascita dei corsi di laurea per le pressioni sanitarie, tra cui il <strong>Corso di Laurea (da ora CdL) in fisioterapia</strong>.</p>
<p>Il corso di laurea viene strutturato in modo tale da creare <strong>professionisti capaci di accompagnare anche autonomamente</strong> i pazienti nei loro <em>percorsi di cura</em>. Il compito non è stato facile in quanto <em>la riforma universitaria</em> prevedeva una <strong>laurea di primo livello</strong>, organizzata in <strong>3 anni</strong>. Una sfida, riuscire a condensare in quel tempo, competenze teoriche e pratiche condite da una sufficiente esperienza. Esperienza tale da <strong>poter lavorare autonomamente già il primo giorno dopo la laurea</strong>.</p>
<p>Vediamo ora nel particolare come è stato strutturato questo percorso&#8230;se siete aspiranti studenti potete anche vedere le informazioni sul <a href="http://www.cosp.unimi.it/offerta_didattica/D67.htm" target="_blank" rel="noopener">sito dell&#8217;università degli studi di Milano</a></p>
<h2><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-1180 alignright" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/10/corso-di-laurea-300x300.png" alt="corso di laurea" width="300" height="300" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/10/corso-di-laurea-300x300.png 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/10/corso-di-laurea-150x150.png 150w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/10/corso-di-laurea.png 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il Corso di Laurea in Fisioterapia: com&#8217;è fatto?</h2>
<p>La maggioranza delle <strong>Facoltà di Medicina e Chirurgia</strong> italiane prevede al suo interno un CdL in fisioterapia, insieme agli altri corsi dell&#8217;area della riabilitazione (logopedista, terapista occupazionale, riabilitatore psichiatrico&#8230;).</p>
<p>Il CdL ha un presidente,<em> incaricato di organizzare la didattica e il piano formativo</em> e, nei poli più grandi, dei <strong>coordinatori</strong> per ogni sede del corso (a Milano, presso l&#8217;università statale, ad oggi, ci sono 4 poli: San Paolo, San Carlo, Don Gnocchi e Pini). Quale figura può essere nominata come presidente? Un <strong>professore associato</strong>.</p>
<h3>Il problema della abilitazione (una parentesi infelice)</h3>
<p>L&#8217;università italiana ad oggi <strong>non è ancora riuscita ad abilitare un sufficiente numero di fisioterapisti</strong> (nonostante siano ormai passati 24 anni dal decreto anche se la situazione è in movimento). L&#8217;abilitazione a <strong>professore associato</strong> permetterebbe di dare in mano ai fisioterapisti la loro formazione, in quanto pieni ed esclusivi titolari della scienza fisioterapica.</p>
<p>Ad oggi la maggioranza se non la totalità dei CdL in fisioterapia <strong>è diretta da medici</strong>.</p>
<p>Situazione <em>spigolosa</em> che porta a una battaglia mai realmente dichiarata sulla linea delle competenze del fisioterapista (fino a che punto la formazione del fisioterapista si può spingere? sulla base di quali basi scientifiche? chi deve decidere a riguardo?). La questione <strong>è aperta e in evoluzione</strong> e non è possibile in questo articolo dare risposte <strong>che non si trovano</strong> da anni nelle commissioni parlamentari.</p>
<h3>Lo sviluppo nei 3 anni.</h3>
<p>Come in ogni CdL esistono degli esami,<strong> alcuni teorici altri anche pratici</strong>, divisi per ogni anno, <strong>con diverse propedeuticità</strong>. Questo comporta che alcuni esami <em>siano necessari per poter accedere all&#8217;anno successivo</em>, e che alcuni non possano essere eseguiti prima di altri. Vincoli che <em>non permettono un eccesso di libertà</em> nell&#8217;organizzazione dello studente e <strong>guidano la sua formazione</strong> correttamente.</p>
<p>Ogni anno alla <em>quantità di esami, variabil</em>e (la frequenza è obbligatoria per ognuno), viene affiancato il<strong> tirocinio</strong>. Il monte ore del tirocinio <strong>cresce ogni anno fino a diventare quasi insostenibile l&#8217;ultimo anno</strong> (se non eliminando qualsiasi periodo di ferie estivo e di malattia). Alle ore di tirocinio del 3° anno vengono aggiunte le <strong>ore di internato di laurea</strong>.</p>
<p>Al <em>termine di ogni anno accademico</em> è previsto un <strong>esame di tirocinio</strong>, necessario per poter accedere all&#8217;anno successivo. Il terzo e ultimo anno, dopo aver passato l&#8217;esame di tirocinio, si incontra <strong>la commissione per l&#8217;esame di stato finale abilitante</strong>. Se giudicati idonei, si può andare a <strong>discutere la tesi</strong> pochi giorni dopo davanti alla stessa commissione, per <em>l&#8217;elaborazione del punteggio finale,</em> e la proclamazione ufficiale.</p>
<h2><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1182 alignleft" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/10/fisioterapista-milano-300x199.jpg" alt="fisioterapista milano" width="300" height="199" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/10/fisioterapista-milano-300x199.jpg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/10/fisioterapista-milano.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Ma quindi, il fisioterapista cosa studia? (le materie)</h2>
<h3>Il 1° anno</h3>
<p>Durante il <strong>primo anno accademico</strong> gli studenti di fisioterapia si trovano ad affrontare <strong>due sessioni di esame</strong>. La prima consta di esami generici, scientifici, tanto che <em>studenti che arrivano da altre facoltà</em> come biologia o scienze motorie <strong>vengono esonerati dal sostenerli</strong>.</p>
<p>Tra le diverse discipline rientrano la Biologia e la Genetica, la Biochimica e la Fisica, la Statistica e l&#8217;insegnamento dell&#8217;Inglese scientifico. <em>Durante il primo anno</em> vengono inoltre affrontati due esami <em>necessari per l&#8217;inizio dello studio della persona</em>: <strong>anatomia e fisiologia</strong>.</p>
<p>Al termine della seconda sessione di esami,<strong> lo studente finalmente entra in campo</strong>, frequentando <strong>la prima sessione di tirocinio</strong>. E&#8217; la prova del nove, dove<strong> le prime sensazioni e reazioni alla vita da clinico</strong> fanno capire, <em>se la strada da fisioterapista, è quella giusta</em>.</p>
<p>Il regolamento accademico prevede però, che sia solo <strong>un tirocinio osservativo</strong>: <em>nessuna mano sul paziente</em>. La sorte deciderà, se provare <em>l&#8217;atmosfera leggera e tecnica</em> della fisioterapia ambulatoriale, oppure un <strong>ambito più delicato ed empatico,</strong> come quello della casa di cura.</p>
<p>Terminata la seconda sessione di esami e la prima sessione osservativa, lo studente <strong>è pronto all&#8217;esame di tirocinio</strong>, dove verrà valutata la sua <strong>capacità nell&#8217;affrontare con mente aperta e ricettiva,</strong> la prima esperienza sul campo.</p>
<h3>Il 2° anno</h3>
<p>Il secondo anno è ancora <strong>ricco di ore teoriche</strong>, ove, in due sessioni, si affrontano l&#8217;<strong>anatomia degli apparati più importanti</strong> (muscoloscheletrico e nervoso), <strong>la loro patologia</strong> (ortopedia e neurologia) e <strong>la loro riabilitazione</strong>. Vengono poi, nel secondo semestre, affrontati gli <em>aspetti più generici della medicina e della chirurgia</em>, e la <strong>riabilitazione</strong> meno conosciuta, quella &#8220;<strong>viscerale</strong>&#8220;.</p>
<p>Le sessioni di tirocinio si moltiplicano, <em>si comincia a mettere mano</em>, dopo una <strong>lunga parte pratica</strong> nelle lezioni frontali, gli studenti <strong>cominciano a trattare i casi più semplici</strong>, sotto la <em>rigida osservanza dei loro tutor</em>. E&#8217; un turbinio di emozioni, paura di sbagliare ed entusiasmo: si <strong>entra in contatto con i primi pazienti</strong> &#8220;veri&#8221;.</p>
<p>Questa volta, alla fine del percorso, <strong>l&#8217;esame di tirocinio</strong> prevede la capacità di <em>saper spiegare ed eseguire, in pratica,</em> i trattamenti più semplici; il giudizio sarà poi <em>integrato dalle valutazioni</em> ricevute durante i tirocini dai propri tutor.</p>
<h3>Il 3° anno</h3>
<p>Il terzo è ultimo anno, ed è <em>una rincorsa alle ore di tirocinio, e al proprio relatore</em> di tesi. Gli esami non sono solo di contorno, e <strong>coprono gli aspetti legali della professione,</strong> oltre a casi clinici particolari da affrontare in vari contesti specifici (pediatria, midollo lesi&#8230;). Difficilmente si riescono a <em>coprire, tutte le ore di tirocinio</em> necessarie (quasi 1000) per presentarsi <strong>alla prima sessione di laurea</strong>.</p>
<p>Durante tutto l&#8217;anno,<em> tra lezioni, esami e tirocini</em>, si deve sviluppare la <strong>ricerca scientifica e/o la sperimentazione su casi clinici,</strong> per la stesura della tesi finale. Al termine del percorso, <em>prima dell&#8217;esame di stato davanti alla commissione multidisciplinare</em>, l&#8217;ultimo esame di tirocinio, il più difficile. E&#8217; di fatto un <em>pre esame di stato</em>, compiuto solo davanti ai propri tutor.</p>
<h2>Cosa pratica il fisioterapista durante il tirocinio?</h2>
<p>Lo studente di fisioterapia nel percorso dei 3 anni <strong>frequenta circa 10/12 sedi,</strong> tra quelle convenzionate con l&#8217;università che frequenta (numero variabile a seconda della provincia dove si segue il corso). Ogni sede <em>ha le sue peculiarità</em>, nel <strong>tipo di pazienti ricoverati:</strong> sia che arrivano in regime ambulatoriale, sia nel <strong>tipo di trattamento eseguito</strong>, manuale o strumentale. Nell&#8217;elenco troviamo ospedali pubblici e privati, case di cura, case di riposo, centri asl e servizi ambulatoriali territoriali.</p>
<p>I casi clinici trattati sono molto vari e dipendono dalla sede, per fare un elenco non esaustivo:</p>
<ul>
<li>patologie ortopediche che necessitano ricovero: protesi articolari, politraumi;</li>
<li>malattie neurologiche da ricovero in reparto: ictus, malattie autoimmuni in fase acuta, traumi midollari;</li>
<li>problemi cardiaci e  pazienti post chirurgici: infarto miocardico acuto, trapianti di cuore, bypass, angioplastiche;</li>
<li>patologie da lunga degenza: sindrome di parkinson, demenza senile, gravi malformazioni congenite, pazienti in stato comatoso;</li>
<li>pazienti ambulatoriali: lombalgie e cervicalgie, piccole fratture, nevralgie, artrosi, insufficienza respiratoria da BPCO ecc&#8230;</li>
</ul>
<p>Ciascuno studente avrà al suo fianco <strong>un tutor specializzato nel trattamento delle patologie</strong>, capace di <em>guidarlo nell&#8217;apprendimento</em> del miglior trattamento possibile. Nel corso dei tre anni, il futuro fisioterapista <strong>potrà quindi capire quale argomento lo stimola di più</strong>, sapendo poi <em>cosa scegliere tra i corsi di aggiornamento post-laure</em>a.</p>
<h2>Le tappe per la laurea</h2>
<p>Come già scritto, <em>gli ostacoli da superare</em> per lo studente oltre <strong>agli esami previsti dal piano didattico</strong> sono gli esami di tirocinio finale, l&#8217;esame di stato e la discussione della tesi di laurea.</p>
<p>Gli esami di tirocinio sono programmati <strong>alla fine di ogni anno</strong> e sono condotti da<strong> due tutor</strong>, che nel corso dei 3 anni, si possono rendere conto del <strong>reale valore dello studente,</strong> integrando il giudizio dei singoli tirocini con <strong>una sintesi finale,</strong> derivata anche da una interrogazione finale.</p>
<h3>L&#8217;esame di stato abilitante e la discussione dell&#8217;elaborato finale.</h3>
<p>L&#8217;esame di stato prevede una commissione alla quale partecipano:</p>
<ul>
<li>i tutor degli esami di tirocinio</li>
<li>due membri dell&#8217;associazione nazionale fisioterapisti (presto sostituiti da membri del nuovo ordine professionale)</li>
<li>il presidente del corso di laurea</li>
<li>un membro del ministero della salute</li>
<li>professori del corso di laurea convocati per l&#8217;occasione</li>
</ul>
<p>Lo studente, che <strong>discuterà due casi clinici</strong>, dovrà dimostrare di avere <strong>autonomia ed esperienza per gestire il caso al meglio</strong>, pena non superare l&#8217;esame e doversi ripresentare <strong>la sessione successiva 6 mesi dopo</strong>.</p>
<p>La stessa commissione così composta, <strong>esaminerà</strong> in una giornata successiva <strong>l&#8217;elaborato scritto</strong> (tesi), preparato autonomamente dallo studente con la supervisione del relatore ed eventualmente del correlatore. La tesi viene scritta durante il terzo anno accademico, e per la stessa, viene chiesta una rigorosa modalità scientifica.</p>
<h2>E dopo la laurea?</h2>
<p>Il fisioterapista, ormai terminato il Corso di Laurea, <em>entra nel mondo della formazione post laurea</em>, giungla dove districarsi <strong>tra corsi universitari e non</strong>. Il percorso di laurea, tra tirocini ed esami <em>aiuterà il neo professionista a scegliere i corsi</em> più adatti alla <strong>branca ove si vuole specializzare</strong>, per offrirsi con maggior qualità in una particolare realtà lavorativa, o <strong>per soddisfare le esigenze di un nuovo posto di lavoro</strong>.</p>
<p>Dal primo giorno post laurea<strong> il fisioterapista è completamente responsabile del suo operato clinico</strong>, qualsiasi sia la <em>condizione contrattuale</em> nella quale lavora, sia <em>la condizione clinica della persona</em>, che <em>il numero di figure sanitarie</em> che segue la persona stessa.</p>
<p><em>A seconda del contesto lavorativo</em> il fisioterapista <strong>lavorerà autonomamente</strong> sulla persona o <strong>in stretta collaborazione con altre figure sanitarie</strong>, medico compreso ovviamente.</p>
<p>Da luglio 2018 è nato di fatto <strong>l&#8217;obbligo d&#8217;iscrizione all&#8217;albo professionale</strong> dei fisioterapisti, nato per decreto grazie al ddl Lorenzin. Albo che una volta completo ed operativo <strong>garantirà all&#8217;utente di poter verificare in ogni momento la qualifica del professionista</strong> sanitario a cui si sta rivolgendo, fisioterapista compreso.</p>
<p>Il fisioterapista che invece vorrà dedicarsi alla carriera di <strong>coordinatore, insegnante o ricercatore,</strong> può frequentare <em>la laurea specialistica per le professioni della riabilitazione</em>, percorso comune che prepara gli studenti delle varie professioni sanitarie della riabilitazione in questi argomenti trasversali. Il percorso si potrà poi concludere facoltativamente con <strong>un dottorato di ricerca</strong> o ancora, con un corso specifico.</p>
<h2>Il futuro</h2>
<p>La fisioterapista è <strong>una scienza</strong> piuttosto giovane e <strong>in continua evoluzione</strong>. Da fisioterapista e appassionato di medicina in generale, seguo con interesse <em>gli sviluppi della professione e le nostre condizioni di lavoro all&#8217;estero</em>, sperando che un giorno<strong> i modelli migliori</strong> (per i pazienti e non per chi esercita) <strong>vengano adottati anche qui in Italia.</strong></p>
<p>Dry Needling, Ecografia, Infiltrazioni, Triage in Pronto Soccorso con prescrizione di esami diagnostici, Ambulatori Autonomi convenzionati direttamente con il Servizio Sanitario <em>sono solo alcune delle possibilità che sono all&#8217;orizzonte</em> e che spero diventino presto <strong>nostro bagaglio professionale</strong>, ad maiora!</p></div>
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		<title>Dolori dopo le vacanze? Impossibile dai&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Klavzar]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Aug 2018 11:11:43 +0000</pubDate>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1>Dolori dopo le vacanze: come iniziare male l&#8217;anno lavorativo</h1>
<p><em>Siete tornati dalle vacanze da poco?</em></p>
<p><em>Siete già tornati alle vostre attività quotidiane?</em></p>
<p>Avete già <strong>un dolore</strong> che accompagna la vostra giornata?</p>
<p>Come faccio a saperlo? Ci sono <em>diversi motivi</em> alla base della comparsa di <strong>un dolore dopo il periodo di ferie</strong> e oggi ne andremo a elencare le cause!</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>Dolori dopo le vacanze: sparito l&#8217;effetto &#8220;ferie&#8221;</h2>
<p>C&#8217;è davvero la possiblità <em>che il nostro cervello si &#8220;dimentichi&#8221; del dolore</em> durante il periodo vacanziero? Ci sono delle condizioni da rispettare, ma <strong>è possibile</strong>.</p>
<p>Come già scritto in questo blog, <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/dolore/">il dolore</a> definisce uno <strong>stato di pericolo</strong> per il nostro organismo. Il cervello quindi, in determinate circostanze, sente che <em>alcune situazioni presenti all&#8217;interno del nostro organismo meritano la nostra attenzione</em>. L&#8217;unico modo che il cervello ha a disposizione <em>per richiamare la nostra attenzione</em>, è farci <strong>sentire dolore</strong>.</p>
<p>Come <em>si inserisce la variabile ferie</em> in questo meccanismo? E&#8217; possibile che le <strong>influenze benefiche</strong> psicologiche dello stare in vacanza, attivino <strong>neurotrasmettitori</strong> a livello cerebrale, <em>abbassando il livello di guardia</em> (detto più chiaramente, riducendo lo stress), in modo tale che <em>alcune situazioni non siano più considerate come pericolose</em> e degne di attenzione.</p>
<p>Un <strong>aumento dei livelli di stress</strong> (per qualcuno basterà il pensiero del rientro, per altri servirà rientrare nel ciclo della routine quotidiana lavorativa) potrebbe <em>riportare il cervello a segnalare quelle situazioni come pericolose</em>, e quindi <strong>sentiremo di nuovo dolore</strong>.</p>
<h2>E tutta farina del nostro cervello?</h2>
<p>Il cervello <em>ha bisogno di qualcosa da segnalare</em>. Che sia una &#8220;fake news&#8221; oppure un <strong>vero stato patologico</strong> spesso per il cervello non fa differenza. E&#8217; <em>importante saper individuare le due situazioni</em> (soprattutto in caso di forte dolore), ognuna ha <strong>la sua terapia fisica e farmacologica</strong> mirata. C&#8217;è un però, <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/dolori-psicosomatici/"><strong>entrambe possono essere combattute con</strong> la stessa arma, <strong>il movimento</strong></a>.</p>
<p>Per <strong>stati patologici</strong> intendiamo muscoli decondizionati, legamenti ispessiti, articolazioni che si muovo male ecc&#8230;Tutte <em>situazioni che possono non venire a galla sempre</em>, per i motivi di cui sopra. E&#8217; possibile dunque che <em>la vostra sessione di nuoto al mare allontani contratture</em> presenti durante le ore d&#8217;ufficio o che <strong>camminate in montagna silenzino disturbi articolari</strong> alla vostra schiena.</p></div>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>Dolori dopo le vacanze: dove ho sbagliato?</h2>
<p>Qualcuno potrebbe chiedersi se <em>ci sono degli errori che si possono commettere</em> nel riprendere la propria quotidianità dopo un periodo di fermo.</p>
<p>Il più delle volte come già detto, <strong>non si commettono errori</strong>, cambia solamente il livello di stress, e quindi la percezione dello stato del proprio corpo.</p>
<p><strong>Chi lavora con fatica</strong>, sollevando e movimentando carichi invece <strong>deve fare attenzione</strong>. I muscoli di decondizionano in fretta e anche solo <em>una settimana di ferie può far perdere un po&#8217; di tono ai nostri muscoli</em>. Un&#8217;educazione allo <strong>svolgimento delle attività pesanti</strong> deve essere presente tutto l&#8217;anno, ma <em>dopo periodi di stop è bene ricominciare cautamente</em> e con gradualità.</p>
<h2>Dolori dopo le vacanze: come evitarli</h2>
<p>Credo che <strong>la medicina migliore dopo una vacanza, sia fare in modo che tutte le buone abitudini che si sono svolte durante le ferie si portino con noi nella routine quotidiana</strong>. Una passeggiata di mezz&#8217;ora, una colazione abbondante senza fretta, (per chi ha la pausa) un riposino post prandiale, <em>una nuotata almeno bisettamanale</em>. Ognuno di noi potrebbe provare a fare questo esperimento. <strong>Cambiare la quotidianità</strong> in virtù di una abitudine buona che si usa fare in vacanza ma che poi non si continua durante l&#8217;anno.</p>
<p><em>Se non troviamo nulla di buono</em> per la nostra salute durante la nostra ultima vacanza <strong>possiamo crearcela al ritorno</strong>. Mai come all&#8217;inizio dell&#8217;anno <em>è possibile iniziare una nuova attività con buona motivazione</em>. Se <strong>l&#8217;attività è ludica</strong> è meglio perché sarà più facile ottenere soddisfazione e riconoscimento, che bilancerà<em> i momenti di difficoltà dove trovare la motivazione</em> sarà più difficile.</p>
<p>Non parlo della fisioterapia perché <strong>se siete bravi a mantenere un buon livello di attività fisica</strong> e non caricate troppo il vostro corpo <em>potreste facilmente dimenticarvi di noi fisioterapisti</em>!</p>
<p>&nbsp;</p></div>
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				<a class="et_pb_button et_pb_button_3 et_hover_enabled et_pb_bg_layout_light" href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/contatti" target="_blank">Vuoi spiegarmi il tuo dolore? Scrivimi in privato!</a>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h2>Il dolore ormai è arrivato, che fare?</h2>
<p>Se il dolore <strong>nonostante i vostri sforzi e buona volontà</strong> è arrivato è bene valutarlo.</p>
<p><em>Non mi sento di giudicarlo prima di una visita</em> ma allo stesso tempo vi consiglio di darvi questo consiglio: <strong>non aspettate più di 7 giorni</strong> se non passa, e non più di 72 ore se <em>vi limita nelle vostre attività quotidiane</em>. Oltre questi termini rischiate che <strong>il dolore possa cronicizzare</strong> e quindi faccia più fatica a passare.</p>
<h2>Dolori dopo le vacanze: quali sedi più comuni?</h2>
<p>Non c&#8217;è una <em>reale incidenza maggiore di una parte del corpo rispetto a un&#8217;altra</em>. Pertanto faremo un elenco per parte del corpo dove <strong>potreste trovare anche la zona dove sentite male</strong>. Come vedrete ci sono tantissime <strong>situazioni benigne e totalmente curabili</strong>:</p>
<ul>
<li>ginocchio (sovraccarico articolare, ispessimento legamentoso, tendinite rotulea, contratture muscolare)</li>
<li>anca (conflitto femoro acetabolare, contrattura pelvitrocanterica, borsite, sovraccarico funzionale)</li>
<li>spalla (tendinite o tendinosi, capsulite o instabilità articolare, conflitto sub acromiale)</li>
<li>schiena (lombalgia non specifica, debolezza muscolare, discopatia, sciatica)</li>
<li>collo (esiti di colpo di frusta, contrattura antalgica, instabilità funzionale)</li>
<li>piede (fascite plantare, scorretto appoggio plantare, esiti vecchia distorsione di caviglia)</li>
</ul>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Abbiamo visto come i <strong>dolori dopo le vacanze</strong> possono arrivare per diversi motivi. <em>La ripresa della routine può aumentare lo stress</em> e farci sentire <em>dolori assopiti durante il periodo estivo</em>. Inoltre abbiamo visto come è <strong>utile mantenere una buona abitudine</strong> sviluppata durante le ferie e approfittare dell&#8217;inizio dell&#8217;anno per <strong>cominciare una nuova attività fisica/ludica</strong>. Non dimenticate infine di non sottovalutare <strong>un dolore che dura per più di 7 giorni</strong> se lieve, oppure di 72 ore se molto importante. Se poi non vi accontentate potete leggere qualche altro consiglio meno &#8220;medico&#8221; <a href="http://www.leitv.it/benessere/sindrome-rientro-vacanze-rimedi-combatterla/">qui</a></p>
<p><strong>Buon inizio anno lavorativo a tutti</strong> e ci vediamo al prossimo articolo sul blog.</p></div>
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				<a class="et_pb_button et_pb_button_4 et_hover_enabled et_pb_bg_layout_light" href="" target="_blank">Grazie per la attenzione, vuoi approfondire il tuo caso con me? Scrivimi!</a>
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		<title>Dolore alle gambe quando mi alzo: come mai? Ti spiego il perché</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Klavzar]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jun 2018 07:56:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1>Dolore alle gambe quando mi alzo: un sintomo molto comune</h1>
<p><em>Quanto tempo passiamo seduti durante il giorno?</em></p>
<p>Mangiare, leggere un libro, guardare la tv, lavorare&#8230;tutte attività che<strong> ci &#8220;costringono&#8221; in quella posizione per diverso tempo</strong>. A volte dopo questo tempo il corpo non risponde come vorremo e una volta in piedi ci fa sentire dolore alle gambe, come mai?</p>
<h2>Dolore alle gambe: ma mi dica, precisamente, dove?</h2>
<p><strong>Il termine gamba</strong> nel dizionario medico <strong>è abbastanza specifico</strong>, e non indica quello che comunemente vorremmo esprimere. La gamba è la porzione che va <strong>da sotto al ginocchio, formata da due ossa, tibia e perone, fino alla caviglia.</strong> Comprende quindi lo stinco anteriormente e il polpaccio posteriormente. Il dolore può comprarire quindi in quel segmento, <strong>ma anche in quelli superiori</strong>:</p>
<ul>
<li>nel <strong>ginocchio</strong></li>
<li>nella <strong>coscia</strong></li>
<li>nell&#8217;<strong>inguine</strong></li>
</ul>
<p>Ognuna di queste parti<em> viene condizionata dalla posizione seduta</em> e può quindi poi rispondere con dolore quando ci si alza.</p>
<h2>Dolore alle gambe quando mi alzo dal&#8230;</h2>
<p><em>&#8230;letto? Dalla sedia? Oppure dal divano?</em></p>
<p>Ogni seduta <strong>ha un&#8217;altezza diversa dal terreno</strong>, e può quindi stressare diversamente le articolazioni. Sul divano solitamente siamo più &#8220;in basso&#8221;, posizione che stressa di più sia l&#8217;anca che la schiena. Diversamente, <strong>dal letto ci si alza dopo aver dormito</strong>, in una posizione di &#8220;relativo&#8221; riposo. Il dolore in queste due situazioni ha quindi <em>un significato profondamente diverso</em>.</p>
<p>Nel <strong>primo caso</strong> avremo articolazioni <strong>stressate da una posizione</strong> di allungamento, nel secondo <strong>articolazioni che hanno &#8220;riposato</strong>&#8220;. Nel secondo caso in particolare può succedere che<strong> l&#8217;infiammazione abbia lavorato durante la notte, riempendo il tessuto di sostanze chimiche irritanti</strong>. Da qui, il risveglio del corpo, doloroso, soprattutto nei primi passi.</p>
<h2>Un problema di circolazione?</h2>
<p>La posizione seduta classica implica <em>un minore carico circolatorio</em> a livello del sistema venoso rispetto a quella in piedi (statica), pertanto <strong>solitamente la componente del sistema circolatorio coinvolta è quella arteriosa.</strong></p>
<p>Il sistema arterioso se in crisi <strong>può avere difficoltà a fornire il sange necessario a nutrire i muscoli</strong> impegnati nel cammino, generando dolore alle gambe (in questo caso diffuso su entrambe le gambe, sul davanti). Il dolore è particolarmente importante, e <strong>spesso costringe a sedersi dopo pochi metri</strong>.</p>
<h2>E se fosse la colonna vertebrale?</h2>
<p>La totalità dei nervi che <em>il nostro corpo usa per muovere le gambe e recepirne le informazioni</em> fuoriesce a livello della schiena. Ecco che <strong>un problema con la colonna vertebrale</strong> (come la stenosi ad esempio) <strong>può</strong> andare a comprimere le radici nervose e <strong>provocare dolore durante la deambulazione a entrambe le gambe </strong>(ne parliamo meglio più avanti). Se invece siamo di fronte a <strong>un problema di sciatica</strong>, il dolore camminando <em>potrebbe addirittura migliorare</em>, in questo caso però, <strong>sarà solo su una gamba</strong>.<strong><br />
</strong></p>
<h2>Dolore alle gambe quando mi alzo, quale è il mio problema quindi?</h2>
<p>Per quanto si sconsiglia sempre l&#8217;autodiagnosi, proviamo a fare un piccolo diagramma.</p>
<h3>Hai male dopo un po&#8217; di tempo che ti sei alzato?</h3>
<p>Potrebbe essere un <strong>problema circolatorio, posturale, o del sistema nervoso</strong>.</p>
<p>Inanzitutto <em>bisogna capire dove hai dolore</em>.</p>
<p>Se il punto è<strong> abbastanza localizzato</strong> è facile che sia un <strong>problema posturale.</strong></p>
<p>Il problema compare in quanto camminando il tuo corpo continua a stressare un tessuto, tirandolo troppo, sfregandolo, oppure comprimendolo. Il tessuto inizialmente sopporta lo stress ma lentamente comincia a produrre acido lattico, creado un <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/dolore/">dolore</a> ischemico.</p>
<p>Se hai dolore a entrambe le gambe, in maniera diffusa siamo di fronte a un altro bivio. Un dolore accompagnato da <strong>disturbi di sensibilità, variabile nella modalità di comparsa</strong>, che non compare in bicicletta <strong>è probabilmente nervoso</strong>.</p>
<p>La <strong>posizione eretta</strong> riduce lo spazio articolare e, <em>in caso di grave artrosi della schiena</em>, <strong>va a comprimere le radici nervose</strong> presenti al termine della colonna vertebrale, <strong>lasciandole in deficit di ossigeno</strong>. Ecco che dopo un determinato lasso di tempo le radici cominciano a dare sintomi dolorosi, con un meccanismo simile a quello posturale.</p>
<p>Se il dolore è <strong>sempre uguale</strong> in intensità e in comparsa allora è probabilmente un dolore <strong>di tipo circolatorio</strong> (arterioso).</p>
<h3>Hai male appena ti alzi?</h3>
<p>Le <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Articolazione" target="_blank" rel="noopener">articolazioni</a> colpite dal dolore </strong>sono quelle di <em>anca, ginocchia e piede</em>. I <strong>muscoli</strong> della <em>coscia</em>, dei <em>glutei</em>, e della <em>gamba</em>.</p>
<p>L&#8217;<strong>anca</strong> solitamente dà <strong>un dolore all&#8217;inguine</strong>, che si sposta poi verso il ginocchio attraverso l<strong>&#8216;interno coscia</strong>. Meno frequentemente a lato dell&#8217;articolazione, lateralmente al gluteo.</p>
<p>Il <strong>ginocchio</strong> dà dolore nelle sue vicinanze, in alcuni casi il dolore si può proiettare verso il basso lungo lo stinco.</p>
<p>Per <strong>piede</strong> intendiamo l&#8217;<strong>articolazione della caviglia nella sua complessità</strong>, comprese i <em>dolori della pianta del piede, </em>ma se state leggendo questo articolo, difficilmente avrete un problema a questa articolazione.</p>
<p>I <strong>dolori muscolari</strong> si percepiscono solitamente <strong>sul muscolo stesso</strong>, <em>con la possibilità di evocarli comprimendo il muscolo stesso</em>.</p>
<h2>Dolori alle gambe quando mi alzo, come farli passare?</h2>
<p>Nel caso di un dolore circolatorio o di origine nervosa, <strong>solitamente sedersi è sufficiente per &#8220;resettare&#8221; i sintomi</strong>. E&#8217; una soluzione <strong>temporanea</strong> però, <em>facilmente il problema si ripresenterà al prossimo giro</em> (allo stesso modo per i problemi circolatori, prima o con più intensità nei problemi nervosi).</p>
<p>I <strong>dolori posturali</strong> possono <em>comportarsi in modo diverso</em>. Alcuni passano con l&#8217;andare del tempo. L<strong>&#8216;articolazione, il muscolo, &#8220;si scaldano&#8221;</strong>, ricevendo più sangue, recuperando l&#8217;ossigeno di cui hanno bisogno. <strong>E&#8217; un buon segno</strong>, e indica <em>una prognosi migliore</em>. <strong>Se invece il dolore dopo un po&#8217; di tempo peggiora</strong> e vi costringe a fermarvi indica <strong>un problema più complesso</strong>.</p>
<p>In entrambi i casi però, <strong>per liberarvene definitivamente, è bene approfondire il discorso con il fisioterapista</strong> o il medico.</p>
<p>Se pensate di avere bisogno di chi ha a che fare con i dolori alle gambe da più di 10 anni, trovate i miei contatti qui sotto! E commentate l&#8217;articolo!</p>
<p>Buona guarigione</p></div>
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		<title>Ma&#8230;il fisioterapista cosa fa?</title>
		<link>https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/fisioterapista-cosa-fa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Klavzar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2018 10:32:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli]]></category>
		<category><![CDATA[abilitazione]]></category>
		<category><![CDATA[autonomia]]></category>
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		<category><![CDATA[diploma universitario]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1>Una bellissima professione, ma il fisioterapista cosa fa?</h1>
<blockquote><p>il fisioterapista e&#8217; l&#8217;operatore sanitario, in possesso del diploma universitario abilitante, che svolge in via autonoma, o in collaborazione con altre figure sanitarie, gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione nelle aree della motricita&#8217;, delle funzioni corticali superiori, e di quelle viscerali conseguenti a eventi patologici, a varia eziologia, congenita od acquisita.</p></blockquote>
<p>Non si può non partire dal <a href="https://aifi.net/professione/profilo-professionale/">profilo professionale</a> del <strong>fisioterapista</strong> per definire <strong>cosa fa</strong>. In quanto legge dello stato la definizione qui riportata è complessa <em>e va spiegata nel dettaglio</em>.</p>
<p>Il <em>contesto</em> nel quale il fisioterapista opera è importante, ma se preferite passare direttamente al capitolo cura e riabilitazione <a href="#curaRiab">cliccate qui</a>.</p>
<h2>Operatore Sanitario</h2>
<p>Il <strong>termine sanitario</strong> tra i due è sicuramente quello più <strong>importante</strong>.</p>
<p>Definisce una categoria alla quale <em>il fisioterapista appartiene e arricchisce</em>. L&#8217;importanza del concetto di sanitario nasce dal bisogno che <strong>chi metta mano nella salute delle persone sia preparato adeguatamente</strong>. Improvvisazione e mancata esperienza non possono scontrarsi con situazioni così delicate come quelle del dolore e della malattia. In questo senso ricordo sempre che <strong>a mettersi in mano a figure non sanitarie si rischia la propria salute</strong>, oltre a <strong>non essere tutelati legamente</strong> in caso di incidenti.</p>
<h3>Esempio</h3>
<p>Un vostro conoscente è entusiasta del suo nuovo massaggiatore. Anche voi vi avvalete della sua professionalità.</p>
<p>Per vostra sfortuna però il professionista in questione <strong>non ha nessun titolo sanitario</strong>.</p>
<p>Vi provoca un peggioramento <strong>importante e ingiustificato</strong> della vostra patologia.</p>
<p>Davanti al giudice il professionista in quanto non sanitario potrebbe dichiarare <em>che non stesse lavorando sulla vostra patologia</em> e quindi non poter aver causato un peggioramento della stessa.</p>
<p>Uomo avvisato&#8230;</p>
<h2>Laurea (in fisioterapia)</h2>
<p>Come definito dal decreto, <strong>il fisioterapista è in possesso del</strong> diploma universitario, <strong>la laurea</strong>, conseguita in un&#8217;università autorizzata dal ministero della salute.</p>
<p>La laurea, che in Italia dura tre anni, chiude un percorso fatto di <strong>esami teorici, pratici e un lungo periodo di tirocinio</strong>.</p>
<p>Nell&#8217;area urbana di Milano vengono<em> trattate diverse tipologie di pazienti</em>, e lo studente prima di finire il percorso di studi le affronta tutte, avendo chiaro come poi <strong>indirizzare i futuri studi post laurea</strong>.</p>
<p>Prima della discussione della tesi una commmissione formata da membri del ministero della salute, dell&#8217;<a href="http://www.aifi.net">AIFI</a> e dell&#8217;università conducono<strong> l&#8217;esame di stato</strong>, abilitante alla professione e <strong>necessario a completare il percorso di laurea</strong>.</p>
<h3>La mia esperienza</h3>
<p>Durante il percorso di studio ho frequentato i servizi di fisioterapia dei seguenti ospedali di Milano e provincia:</p>
<ul>
<li>Ospedale San Paolo (pazienti ortopedici e neurologici)</li>
<li>Ospedale San Carlo (pazienti ortopedici ambulatoriali)</li>
<li>Ospedale Sacco (pazienti respiratori)</li>
<li>Ospedale San Giuseppe (pazienti cardiologici)</li>
<li>Azienda Sanitaria Locale di via Gola (pazienti ambulatoriali)</li>
<li>Istituto di cura Geriatrica Golgi, Abbiategrasso (pazienti anziani con varie patologie)</li>
<li>Casa di Cura Igea (pazienti complessi, da gestire spesso in coppia con altri colleghi)</li>
</ul>
<h2>Autonomia o collaborazione?</h2>
<p>Quando si parla di <strong>autonomia</strong> nella professione di fisioterapista, <em>prudono le mani a parecchi individui</em> (eccezioni all&#8217;interno di categorie, per la precisione).</p>
<p>Il profilo professionale parla chiaro, <strong>è una possibilità</strong>, garantita da una preparazione adeguata, <strong>spendibile ove la patologia lo permette</strong>.</p>
<p>Non si tratta quindi di un titolo da sfoggiare a ogni piè sospinto, ma una <strong>grande responsabilità</strong> che grava e allo stesso tempo <strong>eleva il fisioterapista a figura sanitaria di primo impatto</strong>. Responsabilità che <strong>resta nostra</strong> anche quando una o più figure mediche hanno dato indicazioni su come procedere con quel paziente.</p>
<p><strong>Il fisioterapista quindi è SEMPRE responsabile di quello che esegue</strong>, e ciò comporta che debba sempre <strong>verificare insieme al paziente</strong> se quello che è stato prescritto sia indicato nel momento in cui viene eseguito.</p>
<p>La collaborazione avviene <strong>ogni qual volta la situazione clinica lo richieda</strong>. Ha senso chiamare un professore universitario per fare ripetizioni di matematica a un bambino svogliato di 6 anni?</p>
<h3>Due esempi</h3>
<p>Giuseppe <em>ha passato tutto il weekend ad aiutare suo fratello</em> a sistemare casa. Oggi sente <strong>la schiena rigida e un po&#8217; dolente</strong>. Chiama Fabio, il suo fisioterapista di fiducia, che valuta<strong> insieme a lui</strong> il problema decidendo di <strong>risolverlo immediatamente</strong>, con un massaggio decontratturante.</p>
<p>Silvia ha da qualche giorno una <strong>strana sensazione di formicolio</strong> alla gamba sinistra. Anche lei è una paziente di Fabio, che quindi chiama come primo soccorso, <em>magari anche per lei un massaggio potrebbe essere d&#8217;aiuto</em>. Fabio si accorge che c&#8217;è una <strong>riduzione della sensibilità nonché di forza</strong> nella gamba di Sivlia. Fabio non esita a <strong>mandare Silvia da un chirurgo</strong> per valutare il caso, troppo complesso per essere gestito in autonomia.</p>
<p>Valutato <strong>il contesto</strong> dove il fisioterapista lavora e si forma, andiamo al nocciolo dell&#8217;articolo&#8230;</p>
<h2>&#8230;prima di tutto, chiariamo cosa non può fare&#8230;</h2>
<p>Perché partire da questo argomento? Perché è <strong>il più spinoso, il più controverso e il più discusso</strong>.</p>
<p><em>Non esiste all&#8217;interno del profilo professionale del fisioterapista un elenco o una definizione dei limiti di intervento del fisioterapista.</em></p>
<p>Di fatto negli anni sono stati i medici, tramite l&#8217;ordine, a <strong>definire delle linee di confine oltre il quale il fisioterapista non potesse andare</strong>, e solo ciò meriterebbe perlomeno una domanda: è giusto che siano <strong>solo i medici</strong> e non una commissione con presenti figure anche super partes, rappresentanti della professione stessa, a decidere cosa può e non può fare quella professione?</p>
<p>Sentenze giuridiche negli anni hanno riempito vuoti normativi ancora presenti, definendo forse più giustamente di pareri di parte medica alcuni casi limite.</p>
<p>Il fisioterapista non può:</p>
<ul>
<li><strong>diagnosticare una patologia</strong>, ancorché di fatto entrerebbe nell&#8217;ambiente caotico della medicina legale e delle assicurazioni (di fatto lo fa ma solo molto marginalmente); lo stesso concetto viene espresso con il <strong>divieto di fare diagnosi medica</strong> (e specifichiamo medica perché di fatto <em>la diagnosi la fa anche il meccanico e nessuno lo accusa di abuso di professione</em>)</li>
<li><strong>prescrivere farmaci o indagini diagnostiche</strong> (radiografie, ecografie)</li>
<li><strong>superiare la barriera corporea</strong>: definizione confusa, perché al terapista non è concesso ad oggi l&#8217;uso di aghi (per agopuntura o dry needling o somministrazione di farmaci), ma è concesso invece la riabilitazione del pavimento pelvico (che comporta l&#8217;inserimento anche di strumenti tecnici nella vagina), o del cavo orale; alla base, i possibili rischi derivanti dall&#8217;uso di tali pratiche (non dimostrato essere maggiore di altre pratiche concesse);</li>
</ul>
<h2>Prevenzione</h2>
<p><em>Può il fisioterapista evitare la comparsa di patologie?</em> <strong>Deve</strong>, dovrebbe, <strong>ogni volta che la situazione lo permetta</strong>.</p>
<p>Spesso si tratta di <strong>evitare complicazioni</strong> o il <strong>sovrapporsi di patologie</strong> su situazioni già croniche.</p>
<p>E&#8217; un compito condiviso anche con i laureati in scienze motorie, i quali però <em>non possono interferire con la patologia</em> ma agire solo su <em>ciò che è sano</em> o residua dalla patologia stessa.</p>
<p>La <strong>prevenzione</strong> passa per <strong>terapia di gruppo</strong>, <strong>eventi formativi</strong> ma anche da uno <strong>screening periodico</strong>.</p>
<h3>Esempi</h3>
<p>Un fisioterapista può organizzare <strong>gruppi di esercizio terapeutico</strong>, dove insegna a ciascun partecipante <strong>come muoversi meglio</strong>, come rinforzare la muscolatura lombare, <strong>come piegarsi correttamente</strong>, come autotrattare una contrattura&#8230;</p>
<p>Può convoncare<strong> i genitori di una comunità</strong> insegnando loro il ruolo della postura (non è così importante, lo sapete?), <strong>l&#8217;importanza di un movimento vario</strong>, i segni del corpo che <em>possono far realmente preoccupare</em>&#8230;</p>
<p>Può consigliare <strong>una visita di controllo mensile</strong>, settimanale o anche annuale, <strong>per verificare quanto ottenuto con un ciclo terminato</strong>, o semplicemente <em>tenere sotto controllo il buon funzionamento di tutte le articolazioni</em> del corpo&#8230;</p>
<h2>Cura e riabilitazione</h2>
<p><a name="curaRiab"></a>Entriamo nel cuore della professione. <strong>La cura della persona. La riabilitazione</strong>.</p>
<p>Curare é ciò che spinge ogni fisioterapista a svegliarsi la mattina, <strong>è il bello del nostro lavoro</strong>. <em>Far stare bene le persone</em>.</p>
<p>Il bello è che <strong>ci sono tantissimi modi per farlo</strong>, e la maggioranza non è neanche dolorosa (<a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/5-miti-sulla-fisioterapia/">come spesso si dice</a>).</p>
<p>Inoltre riabilitare e cura s<strong>ono due termini quasi inscindibili</strong>. Curando dò la possibilità al corpo essere abile di nuovo a fare qualcosa. Oppure, riabilitare una funzione permette al corpo di poter curarsi naturalmente.</p>
<p>Ogni caso ha la sua strada, ma in entrambi i casi<strong> il finale è a lieto fine</strong>.</p>
<p>Finali a parte, ci interessa il percorso, e solo con un&#8217;esauriente carrelata di esempi posso farvi vedere (si, provate a immaginarci lì con il paziente, mentre leggete) concretamente <strong>cosa facciamo ogni giorno</strong>.</p>
<h3>Frattura&#8230;gesso&#8230;e fisioterapia!</h3>
<p>E&#8217; la <strong>situazione più comune</strong> dove incontrare un fisioterapista. Una brutta caduta, un incidente, provocano <strong>una frattura</strong>. Spesso dare immobilità alla parte danneggiata è necessaria, ecco quindi <strong>un bel gesso</strong>, da tenere dai 20 ai 45 giorni</p>
<p>Sono<em> i giorni immediatamente successivi</em> alla sua rimozione quelli <strong>importanti per il recupero</strong>, ma sono anche i quali dove ricominciare a muovere <strong>fa più paura e più male</strong>. Il fisioterapista accompagna questi giorni<strong> tranquillizzando il paziente</strong> sui movimenti che si possono fare, <strong>facendoli insieme a lui</strong> e, se necessairo, accompagnandolo <em>fino al recupero totale</em> di un movimento fisiologico (normale).</p>
<h3>La parte più difficile, riabilitare un ictus cerebrale.</h3>
<p>Un ictus <strong>è un evento quasi sempre tragico</strong>. Una parte del cervello viene danneggiata,<em> il più delle volte definitivamente</em>. Alla base ci può essere <strong>un trombo che ostruisce un vaso oppure la rottura dello stesso</strong> a causa di un aneurisma.</p>
<p><strong>A seconda delle zone del cervello colpite il danno si manifesta in diversi modi.</strong> Perdita dell&#8217;uso di un braccio, di una gamba, dell&#8217;equilbrio, della possibilità di parlare, di provare emozioni, ma l&#8217;elenco purtroppo non finisce qui.</p>
<p>Dopo un periodo iniziale si assestamento, <strong>il cervello ha la capacità però di ritrovare alcuni collegamenti e crearne di nuovi</strong>, recuperando almeno in parte le funzioni perdute.<strong> Il fisioterapista prende per mano il paziente</strong> in questo periodo, cavalcando l&#8217;onda del recupero, <strong>cercando di stimolare il più possibile il cervello</strong> del paziente per fargli ritrovare le funzioni perse.</p>
<p>Ci si scontra con pazienti immobilizzati a letto o in carrozzina, senza la capacità di comunicare, irosi e reticenti al trattamento. Sono inoltre percorsi lunghi dove a volte non si riesce a ottenere quanto sperato.</p>
<p><strong>La gioia di riportare una persona a camminare dopo mesi di sforzi è però una delle più grandi soddisfazioni del nostro lavoro. </strong>Ecco perché i fisioterapisti che lavorano con i pazienti neurologici sono i più stanchi ma anche <strong>i più fieri del nostro lavoro</strong>.</p>
<h3>Il gomito del tennista e il ginocchio della casalinga.</h3>
<p>Due situazioni frequentemente incontrate nel nostro lavoro.<strong> Due articolazioni che possono lavorare male e infiammarsi</strong>. Il fisioterapista in questi casi <strong>valuta l&#8217;articolazione colpita e quelle adiacenti</strong>, alla ricerca di un problema scatenante il dolore.</p>
<p>Terapia manu-fasciale, esercizi attivi, tecar terapia, kinesio taping, tutti strumenti in mano al fisioterapista per <strong>riportare il tennista o la casalinga alla propria attività senza dolore</strong>.</p>
<p>Nel novero delle patologie più frequentemente trattate dal fisioterapista troviamo inoltre:</p>
<ul>
<li>mal di schiena, torcicollo, sciatica</li>
<li>artrosi del ginocchio e dell&#8217;anca</li>
<li>periartrite di spalla, borsiti e tendiniti di varie articolazioni</li>
<li>fascite plantare, problemi di appoggio del piede</li>
<li>sindrome del tunner carpale e del piriforme</li>
</ul>
<h3>Fisioterapia e chirurgia.</h3>
<p>Se legamenti crociati e cuffia dei rotatori <strong>sono il pane quotidiano dei fisioterapisti</strong> che lavorano nello sport e in ortopedia, ci sono altri interventi chirurgici dopo i quali <em>l&#8217;intervento del fisioterapista è raccomandato</em>.</p>
<p>Trapianti di cuore, bypass e sostituzioni valvolari cardiache beneficiano di un programma di recupero monitorato. <strong>I reparti di cardiologia moderni collaborano con quelli di fisioterapia</strong> per garantire al paziente il recupero del compenso cardiocircolatorio prima di dimetterli.</p>
<p>Ove la struttura lo permette e lo promuove sono previste <strong>sedute di fisioterapia anche dopo interventi polmonari e a livello addominale</strong>, per aiutare a recuperare una <strong>buona funzione respiratoria e della muscolatura addominale</strong>.</p>
<h3>E il mio caso?</h3>
<p>Abbiamo fatto solo pochi esempi rispetto alla quantità di situazioni dove la fisioterapia può essere d&#8217;aiuto, se pensi di avere bisogno di un fisioterapista puoi chiamarmi cliccando il bottone qui sotto, scrivere un commento oppure puoi <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/contatti/">contattarmi qui</a></p></div>
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		<title>5 Miti da sfatare sulla fisioterapia!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Klavzar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 06:47:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consigli]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1 style="text-align: justify;">Miti sulla fisioterapia: è tutto vero quello che dicono? 5 fatti!</h1>
<p style="text-align: justify;">Vi siete mai chiesti se <strong>la fisioterapia è così dolorosa come dicono</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Se i nervi <em>si accavallano</em>?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/dr-klavzar/">Dopo <strong>10 anni di lavoro</strong></a> sul campo vi posso assicurare che <em>ne ho sentite delle belle</em>, oggi ne vedremo un po&#8217;, cercando di capire <strong>se sono vere o false!</strong></p>
<h2 style="text-align: justify;">1) I nervi si accavallano&#8230;</h2>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1043 alignright" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/03/muscoli-accavallano-300x184.jpg" alt="muscoli si accavallano" width="300" height="184" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/03/muscoli-accavallano-300x184.jpg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/03/muscoli-accavallano.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />La più famosa, <em>la più leggendaria</em>, la più sentita nelle sale d&#8217;aspetto di ambulatori e centri medici. Davvero <strong>i nervi si possono accavallare</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">I nervi sono cordoni, l&#8217;oggetto <em>che somiglia loro di più</em> sono i cavi elettrici, hanno un anima centrale (delicata) protetta da una <strong>guaina spessa e resistente</strong>. Non si possono quindi <em>aggrovigliare come le cuffie</em> del vostro lettore mp3, inoltre sono sempre in <strong>leggera tensione, </strong>impedendo loro di intrecciarsi a se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">E quando abbiamo quella <em>sensazione di cordone indurito</em> nella schiena cosa si è <strong>irrigidito</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso in questi casi abbiamo a che fare con delle <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/contrattura-muscolare/">contratture muscolari</a>, siamo quindi lontani da nervi e guaine. In questi casi le fibre muscolari <em>si induriscono</em> dando la sensazione di<strong> fili che si intrecciano</strong>, quando in realtà <em>non si aggroviglia nulla.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Con <em>buona pace della maggioranza</em> possiamo dire che&#8230;</p>
<h3 style="text-align: justify;">NO, i nervi non si accavallano 🙂</h3>
<h2 style="text-align: justify;">2) La fisioterapia è dolorosa</h2>
<p style="text-align: justify;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1044 alignleft" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/03/no-pain-no-gain-300x222.jpg" alt="no pain no gain" width="300" height="222" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/03/no-pain-no-gain-300x222.jpg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/03/no-pain-no-gain.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />No pain no gain?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Niente di più sbagliato</em>, o meglio, sarebbe più corretto dire che ogni tanto il <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/dolore/">dolore</a> si può sentire, senza che ciò comporti <strong>un danno o un pericolo assoluto</strong> per il nostro corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">La fisioterapia è <strong>tanto altro oltre il dolore</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Esercizi, mobilizzazioni, massaggio, stretching <em>sono solo alcune delle attività del fisioterapista</em> che non provocano dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre <strong>non provare dolore non significa che non si stia lavorando abbastanza</strong>, anzi. In ogni caso si <strong>seguono obiettivi diversi</strong> personalizzati, i quali metro di giudizio saranno <strong>la forza, il range di movimento, la coordinazione.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La risposta quindi alle vostre paure pre seduta di fisioterapia è che&#8230;</p>
<h3 style="text-align: justify;">la fisioterapia può essere dolorosa ma se non lo è non vuol dire che non sia efficace!</h3>
<h2 style="text-align: justify;">3) Il fisioterapista fa i massaggi</h2>
<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-823 alignright" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/01/massaggio-decontratturante-300x212.jpg" alt="massaggio decontratturante" width="300" height="212" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/01/massaggio-decontratturante-300x212.jpg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/01/massaggio-decontratturante-400x284.jpg 400w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/01/massaggio-decontratturante.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Ogni giorno il fisioterapista si sveglia e <em>sa che dovrà rispondere a questa domanda</em>, solitamente fatta dall&#8217;amico dell&#8217;amico: &#8220;<strong>Fai i massaggi?</strong>&#8220;</p>
<p style="text-align: justify;">La domanda presenta anche <strong>le seguenti variant</strong>i:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Fai<em> anche</em> i massaggi?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Perché fai i massaggi come i centri estetici ma <strong>costi molto di più</strong>?&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Il massaggio è <strong>parte integrante del curriculum del fisioterapista</strong> (o core competence, se siete anglofili), quindi sì, <strong>facciamo i massaggi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>differenza principale</strong> rispetto alla <em>bella e brava massaggiatrice delle terme</em> è che il nostro massaggio  <strong> ha uno scopo terapeutico</strong> e, soprattutto, sappiamo <em>quando è il caso di farlo e quando invece farebbe solo danni</em>!</p>
<p style="text-align: justify;">Non siamo quindi più bravi a <em>farvi rilassare o portarvi in dimensioni oniriche</em> ma a <strong>curarvi tramite il massaggio</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Non tutti i casi però possono essere risolti con il massaggio</em>, magari avete bisogno di <strong>esercizio attivo</strong>, oppure magari <strong>dovete solo stare un po&#8217; a riposo.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, domani, vi faranno la domanda e voi saprete rispondere:</p>
<h3 style="text-align: justify;">sì, il fisioterapia fa i massaggi, ma tu ne hai realmente bisogno?</h3>
<h2>4) Ho subito un trauma da poco forse è meglio non fare fisioterapia?</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-487 alignleft" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2017/05/Distorsione-caviglia-300x200.jpeg" alt="distorsione" width="300" height="200" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2017/05/Distorsione-caviglia-300x200.jpeg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2017/05/Distorsione-caviglia-768x512.jpeg 768w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2017/05/Distorsione-caviglia-1024x683.jpeg 1024w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2017/05/Distorsione-caviglia-1080x720.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Siamo stati abituati a considerare il riposo <em>come soluzione di prima necessità</em> per affrontare un trauma: <strong>vero</strong>.</p>
<p>C&#8217;è una tendenza però ormai abbastanza radicata nel <strong>cercare di ridurre questo tempo il più possibile</strong> per evitare tutta <em>una serie di complicazioni conseguenti al riposo stesso</em>.</p>
<p>I tempi di riposo consigliati ad oggi variano dalle <strong>20 ore</strong> per <em>una leggera distorsione o una lesione muscolare</em> ai <strong>30 giorni</strong> per una frattura grave non operata.</p>
<p>Diventa quindi essenziale <strong>quantificare l&#8217;entità del trauma</strong> per valutare correttamente l&#8217;inizio del percorso riabilitativo.</p>
<p>E&#8217; bene ricordare che <strong>iniziare precocemente la fisioterapia accelera il tempo di recupero e riduce il numero di sedute necessarie</strong> a risolvere il problema!</p>
<h3>Quindi quel poco della domanda iniziale è necessario quantificarlo, non potete essere voi a farlo!</h3>
<h2>5) La fattura del fisioterapista è detraibile dal 730?</h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1045 alignright" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/03/fisioterapia-detraibile-300x199.jpg" alt="fisioterapia detrabile" width="300" height="199" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/03/fisioterapia-detraibile-300x199.jpg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/03/fisioterapia-detraibile.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Cambiamo campo di gioco ed entriamo <em>negli aspetti meno clinici</em>.</p>
<p>Nonostante una circolare dell&#8217;agenzia delle entrate <a href="http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/file/nsilib/nsi/documentazione/provvedimenti+circolari+e+risoluzioni/circolari/archivio+circolari/circolari+2012/giugno+2012/circolare+19+del+010612/CIRCOLARE+19E.pdf">19/E del 1 giugno 2012</a> abbia <strong>chiarito la questione senza lasciare nessuna interpretazione e ambiguità</strong>, i CAF e i commercialisti <em>hanno ancora l&#8217;abitudine di chiedere la prescrizione medica</em> per ammettere la fattura del fisioterapista nelle spese mediche detrabili, <strong>bugia.</strong></p>
<p>E&#8217; sufficiente che sulla fattura del professionista <strong>ci sia indicato che è fisioterapista e il tipo di prestazione che ha eseguito</strong>.</p>
<p>Vi ricordo che la fattura del fisioterapista in quanto professionista sanitario è <strong>esente dall&#8217;IVA </strong>e sulla stessa si paga <strong>un&#8217;imposta di bollo fissa</strong> di 2 euro per gli importi superiori a 77,47 euro.</p>
<p>L&#8217;unica differenza è che se <em>eseguite la seduta di fisioterapia in un centro</em> <strong>troverete la stessa prestazione già nel 730 precompilato</strong>, se andate <em>nello studio del professionista</em> <strong>dovrete aggiungere voi la prestazione alla dichiarazione</strong>.</p>
<h3>Le prestazioni del fisioterapista sono quindi detraibili dal 730 tramite fattura anche senza la prescrizione del medico!</h3></div>
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		<title>La fisioterapia non funziona!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Klavzar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Feb 2018 08:02:22 +0000</pubDate>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1>La fisioterapia non funziona!</h1>
</p>
<p>Sono diventato matto? Voglio <em>gettare fango</em> su una delle <strong>professioni più in voga</strong> del momento (anche se gli osteopati sono più fashion, diciamocelo)? Niente di tutto ciò. Oggi facciamo un bell&#8217;<strong>elenco di cause</strong> per le quali si torna a casa dopo la <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/seduta-di-fisioterapia/">seduta di fisioterapia</a> e ci si può <em>non sentire meglio</em>. La<strong> fisioterapia non funziona</strong> quindi o forse c&#8217;è <em>qualcos&#8217;altro che non va</em>?</p>
</p>
<h2>1) Il fisioterapista non è un fisioterapista</h2>
</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-971 alignleft" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona1-300x200.jpg" alt="fisioterapia non funziona" height="200" width="300" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona1-300x200.jpg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona1.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Stiamo parlando di <strong>abusivsmo</strong>? Sì ma non solo, facciamo ordine. Un <strong>fisioterapista</strong> ad oggi è un <strong>professionista laureato</strong> o un diplomato con un titolo acquisito pre &#8217;99 <em>reso equivalente</em> dalla legge del 1994 che ha istituito il corso di laurea. Gli altri, semplicemente, <strong>non lo sono</strong>. Se si spacciano come tali è abuso di professione ed è pure punito dalla legge, c&#8217;è chi lo fa <em>in maniera furba</em> senza professarsi fisioterapista <a href="http://www.ilcentro.it/pescara/scoperto-fisioterapista-abusivo-1.1827558" target="_blank" rel="noopener">chi meno</a>. Val la pena quindi quando possibile <strong>assicurarvi del titolo</strong> di chi <em>vi mette le mani</em> addosso. Perché? Perché è molto probabile che <strong>non sappia cosa vi stia facendo</strong> e se ci sono problemi sarete <strong>meno tutelati dal punto di vista legale</strong>. Vi basta come motivazione?</p>
</p>
<p>Essere sicuri che il fisioterapista sia laureato è garanzia di sicurezza? In linea di massima, sì. <strong>Proteggere la professione</strong> difendendo a spada tratta ogni collega sarebbe <em>ipocrita</em>, purtroppo esistono professionisti che <em>sono tali solo sul diploma</em>. Non tutti lavorano con passione, e dopo i primi anni una <strong>piccola percentuale</strong> continua a praticare le conoscenze imparate (male) in università <em>diventando sempre meno efficace</em>. Ecco <strong>uno dei casi</strong> dove è facile restare delusi dalla fisioterapia. Non è insolito che <em>questi individui</em> non abbiano <em>né voglia né la competenza</em> per spiegarvi <strong>come mai</strong> non siete migliorati dopo la seduta.</p>
</p>
<p>La soluzione? <strong>Chiedete</strong> sempre di farvi vedere <strong>il titolo</strong> di studio se possibile, per me è anche <strong>motivo d&#8217;orgoglio</strong> vista la laurea a pieni voti e in ogni caso <strong>nessun professionista</strong> che rispetti <strong>si rifiuterà</strong> o si indisporrà per tale richiesta. Inoltre, le recenti scoperte in ambito neurofisiologico <em>hanno diradato un po&#8217; la nebbia</em> alla base dei disturbi dolorosi. Una spiegazione per tutto non c&#8217;è ma <strong>è sempre dovere del terapista</strong> giustificare e spiegare al paziente perché la fisioterapia non funziona.</p>
</p>
<h2>2) La verità è che non ti piace abbastanza</h2>
</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-969 alignright" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona2-300x178.jpg" alt="fisioterapia non funziona" height="178" width="300" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona2-300x178.jpg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona2.jpg 610w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Il <strong>rapporto</strong> tra paziente è terapista non funziona? Funziona meno la <strong>cura</strong>. Sto solo <em>accarezzando un terreno</em> che si addentra per chilometri e chilometri nella psiche umana. <strong>La psicologia gioca un ruolo fondamentale nel percorso di cura</strong>. Non fraintendetemi, alla base c&#8217;è la terapia (l&#8217;esercizio, la manovra, il massaggio), che deve essere accuratamente <em>scelta e ben eseguita</em>. Alla base di questa scelta però c&#8217;è già la <strong>capacità del terapista di leggere tra le righe</strong>. Una <strong>persona</strong> che va tre volte a settimana in <strong>palestra</strong> <em>sarà entusiasta</em> di avere una batteria di esercizi da aggiungere al suo bagaglio. Un <strong>manager iperstressato</strong> amerà le nostre mani esperte in <em>cerca di contratture e affaticamenti muscolari</em>. Ed è solo l&#8217;inizio.</p>
</p>
<p>Spesso ci si trova di fronte a <strong>pazienti</strong> che sono <em>vittime del loro stesso stile di vita</em>. Ecco ora immaginate che dopo la prima seduta, fulminati sulla via per Damasco, <strong>il fisioterapista vi faccia di botto cambiare vita</strong>. Due sessioni di esercizi la mattina e la sera, via la sedia vecchia senza schienale, <em>alimentazione sana e scale tutti giorni</em>! Pensate di farlo <em>senza rapport</em>? Per essere <strong>convinti di cambiare</strong> e riuscire a farlo, dovete avere <em>fiducia nel professionista</em>, e se la sua <strong>fama</strong> e la sua faccia da bravo <strong>ragazzo laureato</strong> non sono abbastanza per <em>convincervi</em> al primo appuntamento, c&#8217;è <em>bisogno di tempo</em>, di crearlo, quel rapporto.</p>
</p>
<p>Se sei <em>convinto fino al midollo</em> che la <strong>fisioterapia non funziona</strong> perché te l&#8217;ha detto la nonna, la zia, l&#8217;amica del cuore, la mamma il cane, <em>sarà più difficile che si crei il giusto rapporto di cura</em>. Un terapista che <strong>non sa ascoltare</strong>, girandoti con le mani <em>come un diamante</em> senza scoprire la faccetta giusta da ripulire, <strong>sarà inutile</strong> per te. Il consiglio è, quindi, <strong>provare a cambiare terapista</strong>, prima di abbandonare un percorso di cura ricco di possibilità e strategie di vittoria.</p>
</p>
<h2>3) Non hai un problema fisioterapicurabile</h2>
</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-972 alignleft" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona3-300x183.jpg" alt="fisioterapia non funziona" height="183" width="300" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona3-300x183.jpg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona3.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Scusate il neologismo, si capisce da solo? La <strong>fisioterapia</strong> non cura tutto. Anzi siamo spesso <em>abbastanza masochisti</em> da escludere dal nostro intervento alcune situazioni borderline per <strong>evitare rimproveri</strong> da parte di medici o datori di lavoro. La <strong>fisioterapia</strong> agisce su una <em>valanga di cose</em> di cui però ne va sottolineata una: il <strong>movimento</strong>. Tutto ciò che ha a che fare con i <strong>problemi di movimento</strong> è pertinenza del fisioterapista. Fai <em>un movimento troppo lento</em>, troppo veloce che non riesci a controllarlo, <strong>un movimento che fa male</strong>? Un movimento totalmente scoordinato? Facile in questi casi <em>ci sia bisogno di un fisioterapista</em> (e non solo, ma oggi parliamo di quello). E la <strong>postura</strong>? Senza pensare di <em>raddrizzare i pazienti come fossero manichini</em> il dolore in determinate posizioni <strong>lo interpretiamo</strong>, diamo posture da tenere per <strong>stare meglio</strong> oppure ti diciamo di non tenerle e basta. Insomma <strong>il corpo lo conosciamo bene</strong>.</p>
</p>
<p>Dove non c&#8217;è cura in fisioterapia? Dove <em>bisogna stare fermi</em>: <strong>temporaneamente</strong>, per pochi giorni, dopo <strong>un trauma o un&#8217;infezione</strong>; per sempre, quando si rinuncia alla vita. Sì, <strong>anche le persone in fin di vita possono giovare di un po&#8217; di movimento</strong>, di un massaggio rilassante, di una mano che cura. Tornando a noi, <em>quando non funziona</em> allora? Quando il terapista non coglie che la patologia in atto è <strong>troppo acuta</strong>, e invece di dare consigli su che cosa non fare <em>si cerca comunque</em> di fare qualcosa. Ecco <strong>dopo quella seduta</strong> penserete che la fisioterapia non funziona.</p>
</p>
<h2>4) Ci vuole tempo</h2>
</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-973 alignright" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona4-300x226.jpg" alt="fisioterapia non funziona" height="226" width="300" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona4-300x226.jpg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona4-510x382.jpg 510w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona4.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Frase <strong>odiosa</strong>, soprattutto <strong>per chi la riceve</strong> in risposta a una <em>esigenza</em> che, solitamente, è <em>immediata</em>. Il tempo oggi più di ieri è <strong>materiale prezioso</strong>. Senza filosofeggiare sul <strong>bisogno di prendersi del tempo</strong> e fermarsi per godersi di più la vita,&nbsp; proviamo a parlare di cose fisiche, <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/tendinite/">i tendini</a> ad esempio. Il processo di <em>degenerazione infiammatoria</em> di un tendine <strong>necessita</strong> a volte <strong>di diversi giorn</strong>i, se non settimane. Quando sentirete male <em>sarà ormai tardi</em>, come un castello <strong>che implode dall&#8217;interno</strong>, quando crolleranno le mura <em>dentro sarà già un disastro</em>. Questa è solo <strong>una delle situazioni</strong> dove ci si ritrova ad andare dal fisioterapista <strong>per avere un risultato immediato</strong> e restarne perlomeno delusi.</p>
</p>
<p>&#8220;Ma come? 3 mesi? Ma a me fa male da una settimana. Si vede che <strong>la fisioterapia non funziona</strong>!&#8221; Se poi il fisioterapista vi sta pure sulle palle perché è brutto e nero <em>riuscireste addirittura a parlar male di lui</em> sono perché vi ha messo di fronte alla <strong>realtà delle cose</strong>. Qui poi si ritorna al discorso <em>del rapporto e della comunicazione</em>. <strong>Ci vuole tatto</strong>, bisogna spiegare bene, anzi benissimo, <em>soprattutto se la persona capisce poco o parla male la vostra lingua</em>. Riuscire a <strong>restare sul pezzo</strong> durante un lungo percorso di cura è difficile ma <strong>il risultato vi appagherà</strong> doppiamente. Abbiate fiducia e pazientate. Anche se il <strong>vostro terapista di fiducia</strong> non porta i risultati sperati in prima battuta.</p>
</p>
<h2>5) Stai guardando dalla parte giusta?</h2>
</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-974 alignleft" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona5-300x200.jpg" alt="fisioterapia non funziona" height="200" width="300" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona5-300x200.jpg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2018/02/fisioterapia-non-funziona5.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Dialogo <strong>realmente accaduto</strong>, tra il sottoscritto (P) e la signora Angela (A, nome fittizio eh).</p>
</p>
<p>A: &#8220;Siamo già a <strong>metà del percorso</strong> (5 sedute su 10 ndr), e il mio piede formicola ancora&#8221;</p>
</p>
<p>P: &#8220;E <em>il ginocchio invece come va</em>?&#8221;</p>
</p>
<p>A: &#8220;Il ginocchio ora <strong>lo stendo senza dolore</strong>&#8220;</p>
</p>
<p>P: &#8220;<em>E la schiena</em>?&#8221;</p>
</p>
<p>A: &#8220;<strong>Dormo</strong> finalmente&#8221;</p>
</p>
<p>P: &#8220;Mi sembra che le <strong>anche siano più mobili</strong>, senta qua (e porto la sua anca a ca. 120 gradi di flessione, si partiva da 90)&#8221;</p>
</p>
<p>A: &#8220;Sì ma <em>a me il piede formicola ancora</em>, come la mettiamo?&#8221;</p>
</p>
<p><strong>Se ci si ostina su un particolare si perde tutto il contorno</strong>, e poi si ritorna un po&#8217; ai punti precedenti. Vi ometto altri virgolettati, vi annoierei. Vi dico solo che<strong> la paziente</strong> esordì dicendo che <em>non aveva alcuna speranza nella fisioterapia</em> (frase un po&#8217; bugiarda e provocatoria, nel momento in cui prenoti un ciclo da 10 sedute), presentava tutti i disturbi di cui sopra (beh il piede non era poi così fastidioso), ed era <strong>la prima volta che faceva fisioterapia</strong>. Scostante, <em>ha messo in discussione</em> ogni tecnica che ho utilizzato, ipotizzato peggioramenti irrimediabili. Insomma <em>non ha reso proprio le cose facili</em>. Nonostante tutto, <strong>la signora Angela è rimasta soddisfatta,</strong> piede a parte.</p>
</p>
<p>Insomma come potete vedere, <em>ci sono delle (buone) ragioni</em> per le quali la <strong>fisioterapia non funziona, ma ce ne sono mille perché invece faccia qualcosa per voi! </strong>E voi? Cosa ne pensate? Lasciate un commento!</p>
</p>
<p>&nbsp;</p></div>
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		<title>Seduta di fisioterapia: quanto dura, cosa si fa, cosa mi metto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Klavzar]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Feb 2018 16:38:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terapie]]></category>
		<category><![CDATA[abbigliamento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Seduta di fisioterapia: tutto quello che volete sapere La seduta di fisioterapia è l&#8217;incontro tra professionista è paziente. A seconda di cosa si deve fare e a che punto del trattamento si è bisogna prepararsi ad essa in maniera diversa. Quanto dura una seduta? La seduta di fisioterapia ha una durata variabile. Vige spesso la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1>Seduta di fisioterapia: tutto quello che volete sapere</h1>
<p>La seduta di fisioterapia è l&#8217;<strong>incontro</strong> tra <strong>professionista</strong> è <strong>paziente</strong>. A seconda di cosa si deve fare e a che punto del trattamento si è <em>bisogna prepararsi ad essa in maniera diversa</em>.</p>
<h2>Quanto dura una seduta?</h2>
<p>La seduta di fisioterapia ha una <strong>durata variabile</strong>. Vige spesso la regola che <em>più la seduta dura più debba essere pagata</em> o comunque sia più di valore, nulla di più <strong>sbagliato</strong>. Il <strong>tempo</strong> della seduta deve essere <strong>adeguato</strong> a far sì che il terapista possa scegliere <em>il miglior trattamento per il paziente</em> ed eseguire tutte le manovre. Non si tratta <em>mai di riempire un blocco di tempo</em>. Finire sempre una seduta di fisioterapia al termine del tempo prestabilito non indica quindi più attenzione, <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/">un <strong>bravo terapista</strong></a> è capace di eseguire le <strong>stesse tecniche</strong> in <strong>meno tempo</strong>, eliminando quelle superflue.</p>
<h2>Durata media</h2>
<p>Per dare una indicazione più precisa è bene<em> far riferimento ad alcune patologie più comuni</em>. Va sempre fatta <strong>eccezione</strong> per la <strong>prima seduta</strong>, che necessita quasi sempre della <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/limportanza-della-valutazione-funzionale/"><strong>valutazione</strong></a>.</p>
<ul>
<li>Fratture semplici di polso, dita, mano, gomito: 20 minuti</li>
<li>Disturbi semplici (una sola articolazione, anche post intervento) 25 minuti</li>
<li>Disturbi complessi (più di una articolazione) o della colonna 30 minuti</li>
<li>Problemi neurologici (ictus, malattie sistemiche) 40-45 minuti</li>
<li>Tecarterapia 20-25 minuti</li>
</ul>
<p>Questi tempi fanno riferimento alla seduta, <em>con le dovute eccezioni</em>. Sembra sciocco farlo notare, ma a seconda di come è vestito il paziente e come si sveste <em>si possono aggiungere anche 10 minuti</em> al tempo della seduta. In questo senso <em>solo in alcuni casi è possibile recuperare eventuali ritardi</em> altrimenti il <strong>terapista</strong> sceglierà le <strong>tecniche più efficaci</strong> tra quelle previste.</p>
<h2>Seduta di fisioterapia: i costi</h2>
<p>Fatta chiarezza sulla durata è bene <em>capire quindi su cosa si basano i costi</em>. Quando si va da un professionista si paga la sua <strong>professionalità</strong> e il suo <strong>tempo</strong>. Una dovuta proporzione è normale e ogni professionista <em>ripartisce i costi fra i due fattori</em>, con libera scelta. Una <strong>maggiore complessità</strong> del trattamento necessita più sforzi mentali e da qui un <strong>maggior costo</strong> ma non necessariamente una maggiore durata. I costi variano come già scritto per la <strong><a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/tecarterapia-prezzi/">tecar</a></strong> a seconda di diversi paramentri (luogo dello studio, costo delle attrezzature, luce riscaldamento ecc&#8230;).</p>
<h2>Fisioterapia a Milano</h2>
<p>Nel capoluogo lombardo <strong>una seduta privata</strong> di fisioterapia può costare <strong>dai 25 ai 100 euro</strong>. Nel primo caso parliamo di eventuali <em>pacchetti di più sedute</em> per chi ha bisogno di <em>trattamenti protratti nel tempo</em>. Nell&#8217;ultimo caso stiamo parlando di <strong>professionisti</strong> molto affermati e richiesti che hanno alzato il loro costo sulla base di una <strong>grande esperienza</strong> e un <em>grande sbilanciamento fra domanda e offerta</em>. Prezzi <strong>più bassi</strong> potrebbero nascondere una <strong>minore professionalità</strong> o peggio, una mancata qualifica professionale.</p>
<h2>Prima seduta di fisioterapia</h2>
<p>La <strong>prima seduta di fisioterapia</strong> è quella dove il terapista <em>conosce il paziente</em>, lo valuta e può impostare un <em>trattamento iniziale</em>. E&#8217; importante <strong>portare sempre tutta la documentazione</strong> e vestirsi in maniera adeguata.</p>
<h3>Documentazione</h3>
<p>Tagliamo la testa al toro. Se non volete fare un lavoro di selezione <em>potete portare tutto ciò che avete a casa al fisioterapista</em>, sarà lui a fare selezione. Di fatto se sono stati fatti più <strong>ricoveri</strong> per uno stesso problema <em>è probabile che nell&#8217;ultimo ci sia un riassunto completo</em> della vostra storia clinica. Per il problema per il quale andate dal fisioterapista <em>è bene portare tutto</em>, anche gli <strong>esami strumentali</strong>. Il fisioterapista non può per legge fare diagnosi su una radiografia ma <em>è in grado di verificare se c&#8217;è qualche grossa incongruenza</em> tra il <strong>referto</strong> e l&#8217;<strong>immagine</strong>. Mentre siete in attesa della visita, fate mente locale. Eventuali <strong>traumi passati</strong>, anche se sono passati 40 anni possono dare <strong>indicazioni per il trattamento</strong>.</p>
<h3> Come mi vesto?</h3>
<p>Senza specificare che <strong>un&#8217;igiene adeguata</strong> è più che ben accetta e vale per tutte le parti del corpo, l&#8217;<strong>abbigliamento cambia</strong> a seconda di quello che si deve fare. Il fisioterapista è un professionista sanitario e <em>ha il diritto di chiedervi di spogliarvi</em> come il <strong>dovere di spiegare</strong> come mai vuole farvi togliere i jeans per un problema al polso. E&#8217; ovviamente facoltà del paziente <strong>rifiutarsi</strong> ma anche del terapista di rifiutare di trattarvi se lo ritiene opportuno. Alcune indicazioni di massima:</p>
<ul>
<li>per l&#8217;<strong>arto inferiore</strong> (piede caviglia gamba ginocchio femore anca) è bene portarsi un paio di pantaloncini, salvo che non preferiate e vi sentiate a vostro agio a restare in intimo; in caso di lavoro attivo in piedi è facolta del terapista decidere se farvi stare scalzi o con le scarpe (raramente con le calze);</li>
<li>per il <strong>bacino</strong> e la barte <strong>bassa</strong> della <strong>schiena</strong> valgono le stesse regole dell&#8217;arto inferiore. Sono due parti del corpo molto collegate alle gambe e il terapista deve aver la libertà di muoverle liberamente per verificare che eventuali tensioni non si scarichino in alto; ovviamente la parte deve essere scoperta e nella maggioranza dei casi è buona cosa scoprire anche il busto;</li>
<li>per il <strong>torace</strong> il <strong>collo</strong> e le <strong>spalle</strong> è bene restare a petto nudo o in regiseno; in caso di trattamento di linfodrenaggio o di massaggio sul dorso è bene anche togliere l&#8217;intimo;</li>
<li>per il <strong>gomito</strong> e <strong>polso</strong> nella maggior parte dei casi è sufficiente una maglietta a maniche corte o una canottiera;</li>
</ul>
<p>E&#8217; ovviamente facoltà del paziente di <em>chiedere una deroga</em> al fisioterapista a queste indicazioni, che sono le condizioni migliore ma non obbligatorie per fare un buon trattamento. Non fa male ripetere che <em>il terapista è dovuto a spiegare</em> come mai vi chiede di togliere un indumento.</p>
<h3>L&#8217;intervista (anamnesi)</h3>
<p>Il fisioterapista è <strong>tenuto a indagare</strong> su <strong>tutto</strong> ciò che ritiene <strong>attinente alla vostra salute</strong> <strong>e al problema</strong> per il quale vi presentate. Va da sé che <em>il tempo necessario</em> a indagare la storia di un adolescente di 14 anni che è sempre stato bene e si è fatto una distorsione è diverso da quella di un malato di sclerosi multipla che ha avuto un ictus. <em>Non si tratta mai di voler prendere tempo</em> ma di <strong>guadagnarne</strong>, in quanto <em>si perde più tempo a usare una tecnica sbagliata</em> che a fare due domande in più.</p>
<h3>L&#8217;esame fisico</h3>
<p>Il terapista mentre vi fa <strong>domande</strong> nella sua testa <strong>prepara</strong> tutta una <strong>serie</strong> di <strong>valutazioni</strong> che prevederanno la <strong>vostra collaborazione</strong>. Potrebbe chiedere di <em>farvi vedere dei movimenti</em>, stare in determinate posture, in ogni caso sempre <em>chiedendovi sensazioni e dolori</em>. Passerà poi alla <strong>parte passiva</strong> dove muoverà le <strong>vostre articolazioni</strong>, tasterà la consistenza dei <strong>tessuti</strong>, trazionerà, comprimerà. Il tutto sarà sempre lento e preceduto da un&#8217;evetuale spiegazione. Ogni <strong>manovra</strong> sarà <strong>sempre interrompibile</strong> in qualsiasi momento.</p>
<h3>Il trattamento</h3>
<p>Se<em> rimane del tempo</em> utile il fisioterapista può decidere di <strong>iniziare subito</strong> il trattamento, solitamente scegliendo quello che in poche manovre può essere l&#8217;intervento più efficace. Il trattamento consiste delle <em>stesse manovre usate in valutazione</em>, modificate di volta in volta<strong> a seconda dei vostri progressi</strong>.</p>
<h2>Le sedute successive</h2>
<p>Al <em>termine della prima seduta</em> se opportuno il terapista <strong>programmerà con voi</strong> una o più sedute a cadenza variabile. Solitamente <em>non si fa mai più di una seduta al giorno</em>. Per convenzione il sabato e la domenica i fisioterapisti non lavorano ma <em>potreste trovare delle eccezioni</em> sul vostro territorio o durante il periodo estivo. Se eventualmente il terapista <strong>ha già risolto il problema in prima seduta</strong> può proporvi un <strong>controllo a distanza</strong> di una o due settimane, fino a un mese. Non è necessario mantenere sempre lo stesso orario del giorno tra una seduta e l&#8217;altra.</p>
<h3>Cosa cambia dalla prima seduta?</h3>
<p>Di fatto a meno di eccezioni <strong>la rivalutazione</strong> (facoltativa) <strong>durerà meno</strong> e la quasi totalità del tempo sarà dedicata al trattamento. La <strong>durata</strong> rispetto alla prima seduta potrebbe quindi essere <strong>inferiore</strong>. <em>Non dovrete più portare gli esami precedenti</em>, nel qual caso ce ne fossero di <strong>importanti</strong> il fisioterapista li avrà <strong>già fotocopiati</strong> e archiviati insieme alla vostra cartella. Potreste mettervi d&#8217;accordo con li terapista per <strong>evitare di spogliarvi ancora</strong> e scegliere per un abbigliamento perlomeno comodo come una tuta o dei pantaloncini con una maglietta.</p>
<h3>Quante sedute farò?</h3>
<p>Domanda a cui è difficile dare risposta. E&#8217; importante ricordare che <strong>i trattamenti</strong> sono sempre <strong>sospendibili</strong> senza che ciò comporti alcun danno o problema irreversibile e senza bisogno di alcun preavviso (se non quello di buon senso per permettere al terapista di cancellare la seduta per tempo). E&#8217; bene ricordare che <em>il terapista farà una proposta</em> il quale paziente potrà accettare o modificare a seconda delle sue esigenze, sebbene <strong>è sempre meglio essere d&#8217;accordo su tempi e modalità d&#8217;intervento</strong>.</p>
<h3>Le sedute di controllo</h3>
<p>Proprio come il medico al termine del trattamento il <strong>fisioterapista può proporvi un controllo</strong>. Esso potrebbe avere la valenza di controllare gli effetti del trattamento nel lungo periodo ma anche un&#8217;<em>occasione per effettuare un ulteriore trattamento</em> di mantenimento. La cadenza può variare dalla due settimane ai 2/3 mesi.</p>
<h3>Come si svolge la seduta di fisioterapia?</h3>
<p>Il fisioterapista <strong>vi chiederà come è lo stato dei vostri sintomi</strong> prima di farvi prepare e accomodare sul lettino o su un altro supporto. Qualsiasi <strong>tecnica</strong> utilizzata dal terapista <strong>può durare da pochi secondi</strong> (una manipolazione ad esempio) <strong>a</strong> persino <strong>30 minuti</strong> (una postura mantenuta). Non ci sono limiti o indicazioni particolari. <em>Si possono usare 100 manovre</em> in una sola seduta <em>come 2 o 3 indirizzate sullo stesso tessuto</em>.</p>
<h3>Come mi sentirò dopo la seduta?</h3>
<p>Abbiamo scritto un articolo completo sul <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/dolore-dopo-fisioterapia/">dolore dopo la fisioterapia</a>. In sintesi se <em>la vostra patologia non è cronica</em> potreste già sentirvi molto meglio dopo una sola seduta. Se il problema è <strong>complesso</strong> o <strong>presente da tempo</strong> potreste avere persino un peggioramento <strong>temporaneo. </strong>Chiedete sempre spiegazioni al vostro fisioterapista.</p>
<h2>La visita a distanza</h2>
<p>A differenza di altre professioni (come ad esempio il dietista) <strong>è quasi impossibile poter effettuare una visita efficace a distanza</strong>. Pochissimi i casi dove <em>non è necessario che il terapista tocchi con mano il tessuto</em> e possa quindi decidere il trattamento da impostare da video. E&#8217; possibile <strong>dare indicazioni di massima sulla autogestione</strong> di alcune situazioni, in ogni caso <em>sempre con l&#8217;orizzonte</em> di una visita da un fisioterapista o da un medico specialista.</p>


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		<title>Dolori psicosomatici: tutto quello che influenza la nostra percezione del dolore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Klavzar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 08:54:27 +0000</pubDate>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1>Dolori psicosomatici: non solo chimica ma anche psicologia.</h1>
<p>C&#8217;è stato un momento storico dove ci <em>si riempiva la bocca</em> con la componente psicologica del <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/dolore/">dolore</a>. Era solo l&#8217;inizio. Ad oggi <strong>le scoperte sul dolore</strong> sono molto <strong>frequenti</strong> e nonostante ciò resta ancora molto da scoprire. L&#8217;<strong>evidenza</strong> è che non solo la <strong>percezione</strong> del dolore <strong>è</strong> fortemente <strong>influenzata</strong> dalla <strong>psicologia</strong>, ma che alla base c&#8217;è la <strong>chimica</strong>. Esiste inoltre un grosso equivoco tra il concetto di dolori psisomatici e psicogeni. Oggi vi porto il punto di vista di chi <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/">lavora quotidianamente</a> con il dolore e le sue forme.</p>
<h2>Dolore: da dove arriva?</h2>
<p>Il <strong>dolore è un messaggio</strong>. E come tutti i messaggi ha uno <strong>scopo</strong>. E&#8217; facile capire come <em>lo stesso input</em> a seconda delle condizioni può avere <em>una interpretazione o un valore diverso</em>.</p>
<p>Il <strong>dolore</strong> comincia ove il corpo percepisce un <strong>pericolo</strong>. Per fare ciò ha tutta <em>una rete di informatori</em> sparsa in tutto il corpo, i nervi. Il <strong>sistema nervoso</strong> ha formato delle <em>unità speciali</em> capaci di rispondere a diverse &#8220;aggressioni&#8221;. <strong>Recettori chimici, fisici, meccanici:</strong> il pericolo può arrivare da diversi fronti. Tutti i messaggi vengono poi <em>coinvogliati in un&#8217;unica autostrada</em>, che trasporta questi messaggi di pericolo fino al cervello.</p>
<p>Il dolore psicosomatico quindi di fatto può arrivare <em>da qualsiasi parte del corpo</em>. <em><strong>Se vogliamo si può dire che ogni dolore è psicosomatico in quanto non è mai possibile staccare la parte psicologica dal nostro corpo.</strong></em></p>
<h2>Somatico: cosa vuol dire?</h2>
<p>Se c&#8217;è una parola di cui <em>non c&#8217;è dubbio sul significato</em> è psico, ma ne parleremo dopo. <strong>Somatico</strong> <a href="http://www.etimo.it/?term=somatico">ha un origine greca</a>, si tratta di tutto ciò che riguarda il <strong>corpo</strong>. In medicina <em>si è soliti indicare</em> per somatico il dolore che ha <strong>un&#8217;origine dalle strutture non viscerali</strong>. Rientrano quindi nei dolori somatici quelli che riguardano <strong>ossa, muscoli, legamenti</strong> ma anche <strong>nervi, meningi</strong>. La <strong>pelle</strong> è inoltre molto innervata e sensibile al dolore. Ecco quindi che <em>tutto questo insieme di informazioni</em> si incontra con la nostra psiche</p>
<h2>Psico: che rimanda alla mente ma non solo</h2>
<p>Il <em>collegamento automatico</em> che fa la nostra testa quando legge la parola psico è <strong>psicologia</strong>. Considerando la totalità di aspetti che valuta la psicologia <em>la risposta è giusta</em>. Psicologia è <strong>paura</strong>, è <strong>tristezza</strong>, è <strong>gioia</strong> è <strong>dolore</strong>. E a tutto ciò <em>c&#8217;è dietro la chimica</em>, lo sapete? Ad oggi non tutto è così chiaro ma <em>qualche spiraglio si è aperto</em> e ci dà la possibiltà di <strong>fare una piccola analisi</strong>.</p>
<h2>Dolore psicosomatico: un po&#8217; di esempi</h2>
<p>Fare un<em> elenco dei vari neurorecettori e neuroregolatori</em> potrebbe risultate <em>tedioso e poco comprensibile</em>, pertanto faremo degli <strong>esempi</strong> di come la <strong>psiche</strong> può influenzare il <strong>dolore</strong>.</p>
<h3>Dolore e paura (ansia)</h3>
<p>La <strong>paura</strong> <strong>aumenta</strong> la percezione del <strong>dolore</strong>. E la paura del dolore fa sì che il <em>nostro stato d&#8217;animo sia ancora più collegato ad esso</em>. Ho paura di sentire dolore (perchè temo sia sinonimo di danno), <em>ogni volta che lo sento mi preoccupo</em> e non mi muovo, il dolore non passa. E&#8217; uno dei <em>circoli viziosi più comun</em>i con cui ha a che fare il <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/fisioterapia-il-fisioterapista/">fisioterapista</a>. <strong>Se non si toglie la paura</strong> non può ripartire il movimento e <strong>non potrà passare il dolore</strong>.</p>
<h3>Dolore e gioia</h3>
<p>Cosa <em>ci fa stare meglio</em> durante un ricovero della <em>visita di una persona cara</em>? Il dolore teoricamente dovrebbe essere sempre quello, ma cosa succede? La <strong>mente</strong> ha la possibilità di &#8220;<strong>virare</strong>&#8221; la <strong>sua attenzione</strong> quando il dolore non rappresenta un pericolo. Ecco perché la <em>vista di una persona cara</em> e i <strong>meccanismi chimici</strong> alla base prodotti da essa permettono al cervello <strong>di spostare la attenzione fuori dal dolore</strong> e di farci stare meglio.</p>
<h2>Dolori psicogeni</h2>
<p>Il dolore psicogeno è un dolore psicosomatico a cui <strong>manca la componente somatica</strong>. Significa che non c&#8217;è nulla che la psiche sta alterando ma c&#8217;è qualcosa che <strong>la psiche ha creato</strong>. La componente somatica <em>poteva essere presente all&#8217;inizio</em> ma essere guarita nel tempo, <strong>senza che il corpo se ne accorgesse</strong> e mandando qui ancora il messaggio di dolore. E&#8217; un&#8217;altra situazione <strong>molto frequente</strong> nel dolore <strong>cronico</strong>.</p>
<h2>Dolori psicosomatici e fisioterapia</h2>
<p>I dolori psicosomatici come abbiano detto<em> sono di fatto tutti i dolori</em>. Immaginate quindi <strong>quanti dolori affronta un fisioterapista ogni giorno</strong> (quelli dei pazienti ma anche i suoi eh). Ogni dolore <em>va trattato con la giusta strategia</em>. Un dolore <strong>infiammatorio</strong> va <strong>rispettato</strong> perché non si può far passare direttamente mentre un dolore <strong>meccanico</strong> può essere approcciato più <strong>aggressivamente</strong>. Un dolore <strong>alimentato dalla paura</strong> <em>va affrontato prima spiegandone</em> la presenza e perché la paura continua alimentarlo portando il paziente stesso a combatterlo. Ogni gesto e parola deve avere lo scopo di ridurre la percezione del dolore e la sua compensione.</p>
<p>Se hai dolore <strong>parlane con il tuo fisioterapista</strong>, egli conosce questi aspetti e <strong>sarà in grado di poterti aiutare</strong>, anche <em>solo con una buona parola</em>.</p>
<p>&nbsp;</p></div>
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		<title>Dorsalgia o scoliosi: un caso risolto</title>
		<link>https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/dorsalgia-o-scoliosi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Klavzar]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2018 08:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Casi di successo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dorsalgia o scoliosi: un mal di schiena in fase di sviluppo&#8230; Laura ha 16 anni e soffre ormai da un anno. Il dolore lo percepisce dietro le scapole che sale fino al collo. Non è costante, ma le giornate dove si sente forte sono tali da impedirle di concentrarsi e studiare. Come se non bastasse, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Dorsalgia o scoliosi: un mal di schiena in fase di sviluppo&#8230;</h1>
<p>Laura ha 16 anni e <em>soffre ormai da un anno</em>. Il <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/dolore/"><strong>dolore</strong></a> lo percepisce <strong>dietro le scapole</strong> che <em>sale fino al collo</em>. Non è costante, ma le giornate dove si sente forte sono <em>tali da impedirle di concentrarsi e studiare</em>. Come se non bastasse, Laura da ca. 2 anni ha abbandonato la danza, che l&#8217;aveva accompagnata durante gli anni dello sviluppo. Viene con <strong>una mamma preoccupata</strong>, dalla scoliosi (peraltro presente solo per qualche grado). Pensava potesse peggiorare, portando Laura a <strong>un peggioramento</strong> o peggio ancora a un intervento. La preoccupazione <em>è nata</em> ovviamente dopo la <strong>visita</strong> che indicava che il dolore dipendesse proprio da quello, <strong>senza dare</strong> altre <strong>spiegazioni</strong>, né sul dolore, né <strong>sulla scoliosi</strong> stessa.<strong> Dorsalgia o scoliosi</strong> quindi?</p>
<h2>Ripartire da capo</h2>
<p>Il caso necessitava di una <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/limportanza-della-valutazione-funzionale/">valutazione funzionale</a>, un dolore di quel genere <em>non faceva pensare a un origine solo di tipo scoliotico</em>. SIcuramente lo <strong>sviluppo</strong> di Laura aveva influito negli <strong>equilibrio</strong> della sua colonna, ma non era solo in quella direzione <strong>che andava posto lo sguardo</strong>.</p>
<div id="attachment_574" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-574" class="wp-image-574 size-medium" src="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2017/09/ragazza-che-studia-300x170.jpeg" alt="dorsalgia o scoliosi" width="300" height="170" srcset="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2017/09/ragazza-che-studia-300x170.jpeg 300w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2017/09/ragazza-che-studia-768x434.jpeg 768w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2017/09/ragazza-che-studia-1024x579.jpeg 1024w, https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/wp-content/uploads/2017/09/ragazza-che-studia-1080x610.jpeg 1080w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><p id="caption-attachment-574" class="wp-caption-text">la posizione durante lo studio può essere una causa di dorsalgia</p></div>
<p>Dopo <strong>aver tranquillizzato e spiegato</strong> a Laura e a sua mamma la <strong>scarsa probabilità</strong> che la <strong>scoliosi</strong> potesse in qualche modo <strong>peggiorare</strong> data l&#8217;età della paziente si è proceduto all&#8217;anamnesi. Le domande hanno mirato a <em>come Laura passava le sue giornate</em>, in <strong>quali posizioni</strong> il dolore peggiorava e in quale stava meglio, se c&#8217;erano giorni buoni e giorni peggiori e <strong>se aveva avuto problemi in passato</strong> (ricoveri ospedalieri, traumi).</p>
<p>Dopo aver proceduto alla <strong>valutazione della colonna</strong> di Laura (tutta, dal collo al sacro), allo stato della sua <strong>muscolatura</strong>, alla <strong>posizione</strong> delle sue <strong>scapole</strong> abbiamo discusso insieme di <em>come affrontare il suo problema</em>, quante volte a settimana e per quanto tempo, <strong>rispettando i suoi tempi scolastici e privati</strong>.</p>
<h2>Un percorso lento ma efficace</h2>
<p>Una <strong>seduta a settimana</strong> può sembrare poca, ma le condizioni esterne alla patologia erano quelle e <strong>bisognava lavorare con quella cadenza</strong>. Laura aveva inoltre una <strong>bassa soglia del dolore</strong> dovuta al tempo trascorso da quando aveva avuto il primo sintomo, e il suo dolore andava <strong>approcciato con delicatezza, lentamente</strong>. Il solito mix di <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/terapia-manu-fasciale/">terapia manu-fasciale</a> ed <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/terapia-del-movimento/">esercizi</a> è stato proposto a Laura, fortunatamente ben disposta a &#8220;fare i compiti&#8221; a casa tra una seduta e l&#8217;altra.</p>
<p>Dopo due mesi e 5 trattamenti, la <strong>costanza</strong> di Laura nel fare gli esercizi assegnategli e <strong>la giusta &#8220;dose&#8221;</strong> di terapia passiva hanno permesso una <strong>riduzione importante del dolore</strong>. I suoi 3 gradi di scoliosi purtroppo <em>non la abbandoneranno</em>, ma potrà <em>godere pienamente della sua colonna dorsale</em>, e tornare a studiare come prima.</p>
<h2>Conclusioni</h2>
<p>Come già scritto in questo articolo sulla <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/dorsalgia/">dorsalgia</a>, è bene non sottovalutare i dolori che lamentano i vostri ragazzi. Lo sport è importante, di ogni genere ma ricordate, il nuoto <a href="http://www.fabiozaina.com/sport-scoliosi/">non fa bene alla scoliosi</a>. Una valutazione di uno specialista preparato è consigliabile, da diffidate enormemente da chi non esegue una visita completa e si fida solo della radiografia. Genitori avvisati&#8230;</p>
<p>&nbsp;</p>


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		<title>Cervicale: parte del corpo o patologia?</title>
		<link>https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/cervicale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Klavzar]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Feb 2018 13:00:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Patologie]]></category>
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		<category><![CDATA[cervicalgia]]></category>
		<category><![CDATA[fisioterapia]]></category>
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		<category><![CDATA[mal di collo]]></category>
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				<div class="et_pb_text_inner"><h1>Cervicale: se ce l&#8217;hai stai male o sei normale?</h1>
<p>La risposta è ovviamente la seconda. Il <strong>rachide cervicale</strong>, più comunemente chiamato solo cervicale, è una <strong>parte della nostra colonna</strong> vertebrale. Ne fanno parte <strong>7 vertebre</strong> che partono dalla base della testa fino ad arrivare alla gabbia toracica. Oltre alle sette vertebre ci sono anche <strong>muscoli, legamenti, radici nervose, meningi</strong>. Tutto deve funzionare al meglio altrimenti <em>cominciano i guai</em>. Oggi parleremo di <em>come è fatta</em> la cervicale, <em>come funziona</em> e le <strong>patologie più frequenti</strong> che possono colpirla e che tratto<a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/"> nel mio studio</a>.</p>
<h2>Cervicale: breve anatomia.</h2>
<p>Le sette vertebre che compongo la cervicale sono molto importanti e <strong>non tutte uguali</strong>. Le prime due si chiamano <strong>atlante</strong> (come il titano che sorreggeva la terra) ed <strong>epistrofeo</strong>, le altre sono nominate secondo la loro posizione, dall&#8217;alto verso il basso. Se sentite parlare di un <strong>dente</strong> non c&#8217;è niente di sbagliato, l&#8217;epistrofeo ne ha uno, <em>attorno al quale gira l&#8217;altlante</em>, la cui integrità è fondamentale per l&#8217;integrità del midollo spinale.</p>
<p>Dietro il corpo delle vertebre cervicali, tenute anch&#8217;esse insieme da <strong>dischi vertebrali</strong> (eh sì, esistono anche le ernie cervicali), c&#8217;è il midollo spinale. Fuori da esso escono le <strong>radici spinali</strong>, scortate dalle <strong>meningi</strong>. Eventuali <em>interferenze</em> con esse portano alle <strong>cervicobrachialgie</strong>. Tutto intorno abbiamo una selva di <strong>legamenti</strong>, utilizi a <em>stabilizzare</em> alcuni movimenti e a <em>dare feedback</em> al nostro corpo sulla <strong>posizione del nostro collo</strong>.</p>
<p>Completano il quadro i muscoli del collo. <strong>Trapezio e sternocleidomastoideo</strong> i più famosi e superficiali, insieme a <strong>scaleni, retti, obliqui, spleni spinali e semispinali</strong>. Divisi da fasce e setti <em>ognuno ha dei compiti diversi</em>, alcuni più di <strong>movimento</strong>, altri di <strong>stabilità</strong>. Ruolo del fisioterapista è anche capire <em>quando il trattamento deve essere anche attivo</em> (non solo <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/massaggio-decontratturante/">massaggi decontratturanti</a> per il vostro collo quindi).</p>
<p>Per chi mastica l&#8217;inglese e vuole approfondire visivamente potete vedere il breve video qui sotto&#8230;</p>
<p><iframe loading="lazy" width="1080" height="608" src="https://www.youtube.com/embed/tqrHBEXtKn0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<h2>Cervicale: come si muove?</h2>
<p>Le 7 vertebre, <em>libere da vincoli ossei</em> come invece nel torace, <strong>si muovono</strong> liberamente <strong>nei tre piani</strong> dello spazio. Il collo quindi può piegarsi in <strong>avanti</strong> e <strong>indietro</strong>, di <strong>lato</strong>, e infine può <strong>girarsi da ambo i lati</strong>. Ciascuno di questo movimento comporta <em>un aumento di tensione</em> su alcune strutture e <em>un&#8217;azione attiva</em> della muscolatura giusta.</p>
<p>La flessione del collo è <em>strettamente legata</em> a quella del capo, devono essere <strong>armoniose</strong> altrimenti si creano squilibri. Viene bloccata dal mento che va a toccare il petto. L&#8217;<strong>estensione</strong> (guardare in sù) è oltremodo importante, le <strong>strutture anteriori</strong> <em>devono lasciarsi andare</em> altrimenti il movimento avviene scorrettamente e provoca dolore. I <strong>movimenti laterali</strong> avvicinano l&#8217;orecchio alla spalla dallo stesso lato, <em>tirando molto i nervi e i muscoli</em> dal lato opposto.</p>
<p>La <strong>rotazione</strong>, il movimento più utilizzato e che più va incontro a blocco è <strong>limitato soprattutto dai muscoli</strong>. Una rotazione &#8220;normale&#8221; è di 80°, da entrambi i lati anche se ci può essere un lato &#8220;più libero&#8221;. Ogni movimento <em>è di fatto sempre combinato</em> agli altri.</p>
<h2>Cervicale: le patologie più comuni</h2>
<p>L&#8217;ambiguità creata dall&#8217;<em>errato uso del termine</em> cervicale nasconde una più vasta tipologia di problemi. Di fatto <em>chi dice di avere &#8220;la cervicale&#8221; </em>sentendo un dolore o un blocco al collo può avere <strong>problemi diversi</strong>.</p>
<h3>Cervicalgia</h3>
<p>Letteralmente &#8220;male al collo&#8221;. Di fatto è un termine che <em>racchiude quasi la totalità dei problemi cervicali</em>, poiché quasi tutti collegati con il <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/dolore/">dolore</a>. Può essere <strong>traumatica, posturale, acuta, cronica</strong>. Può essere associata a un dolore al braccio di origine nervosa prendendo il nome di <strong>cervicobrachialgia</strong>. Spesso anche dolori <em>della parte alta del dorso</em> vengono denominati in questo modo (viceversa siamo di fronte a una dorsalgia). Indicare un <em>trattamento di massima</em> in questo caso non è possibile in quanto le cause sono molteplici. Un buon punto di partenza è capire se è di <strong>origine meccanica</strong>.</p>
<h3>Torcicollo</h3>
<p>Termine che indica <strong>patologie più gravi di tipo congenito</strong> viene usato <strong>comunemente</strong> per indicare un <strong>collo bloccato</strong>. Ma cosa blocca il collo? Spesso c&#8217;è una <em>componente che prevale sulle altre</em>. In ordine alfabetico, articolazioni, legamenti, muscoli <em>possono essere tutti causa</em> di un <strong>blocco</strong> dei movimenti del collo. Alla base di un blocco muscolare ci può essere una <em>struttura infiammata o danneggiata</em> da proteggere oppure una <strong>postura mantenuta</strong> per troppo tempo. La <em>differenza è fondamentale</em> in quanto nel primo caso <em>il blocco va rispettato</em> nel secondo si può essere più &#8220;aggressivi&#8221;.</p>
<h3>Contrattura cervicale</h3>
<p>In questo caso l&#8217;aggettivo cervicale ha una <em>semplice valenza topografica</em>, ovvero indica ove si è formata la <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/contrattura-muscolare/">contrattura</a>. La <strong>contrattura è solo muscolare</strong>. Può essere<em> trattata passivamente</em> agendo con il <strong>massaggio</strong> oppure <em>rimettendo in moto correttamente il muscolo</em>. Può nascondere una patologia dell&#8217;articolazione o del nervo.</p>
<h3>Brachialgia, cervicobrachialgia.</h3>
<p>Due situazioni <strong>molto dolorose</strong>. In entrambi i casi <em>è coinvolto il sistema nervoso</em>, nella fattispecie, <strong>i nervi</strong>. Nel primo caso il collo non fa male ma solitamente <em>l&#8217;origine del problema</em> è comunque da ricerca a livello <strong>cervicale</strong>. Spesso è necessario un <em>intervento medico</em> per valutarne la <strong>gravità</strong> e adoperare le adeguate <strong>terapie medico farmacologiche</strong>. Sono spesso causate da un ernia del disco.</p>
<h3>Ernia cervicale (discopatia).</h3>
<p>Proprio come <em>la più frequente e famosa</em> ernia lombare. Una parte del <strong>disco</strong> vertebrale <strong>si danneggia</strong> e dal suo interno <strong>fuoriesce</strong> parte del <strong>nucleo polposo</strong>. Se questo materiale una volta espulso <em>va a toccare una radice nervosa</em> si ha la <strong>brachialgia</strong>. Se il materiale <em>entra solo in contatto</em> con gli altri tessuti circostanti <em>si può scatenare</em> una cervicalgia.</p>
<h3>Spondiloartrosi, problemi articolari delle faccette.</h3>
<p>Troverete <em>poco frequentemente</em> questi termini nei vostri <strong>referti medici</strong>. Di fatto però spesso ci sono <em>problemi delle articolazioni</em> vertebrali alla base di un <strong>dolore al collo</strong>. Il problema può essere traumatico, degenartivo (<strong>artrosi</strong>) oppure posturale. Proprio come un <em>gomito del tennista</em> il vostro collo <em>sollecitato in malo modo</em> svilupperà dolore e infiammazione.</p>
<h2>Finisce qui?</h2>
<p>La <em>maggioranza delle situazioni dolorose</em> del collo si può racchiudere in queste &#8220;scatole&#8221;, definendo &#8220;l&#8217;organo colpito&#8221;. Il più delle volte però <strong>le patologie si intrecciano</strong>, creando <em>situazioni complesse</em> che vanno trattate con <strong>diversi approcci</strong>, a seconda delle caratteristiche del paziente.</p>
<p>Ho <em>volutamente escluso</em> quelle patologie che danno dolore al collo ma <strong>non sono di pertinenza fisioterapica</strong>. Il fisioterapista <strong>può e deve riconoscere</strong> queste situazioni e <em>consigliare al paziente lo specialista</em> adatto a risolvere tali casi.</p>
<h2>Cervicalgia e fisioterapia</h2>
<p>La fisioterapia può <em>agire sui diversi tessuti del collo</em> che stanno soffrendo, sia <strong>passivamente</strong> che <strong>attivamente</strong>. Inoltre può avvalersi di <em>mezzi fisici, macchinari o attrezzi</em>.</p>
<h3>Terapia passiva manuale</h3>
<p>In quei casi dove il fisioterapista riconosce ci sia un <em>movimento di scarsa qualità o quantità</em> può agire in diversi modi:</p>
<ul>
<li>A livello di <strong>articolazione</strong> può <em>incentivare il movimento</em> oppure <em>correggerne la traiettoria</em> ritrovando quella ideale.</li>
<li>su un tessuto molle, <strong>muscolo</strong> o <strong>legamento</strong>, può andare a <strong>sbrigliare</strong> la presenza di cicatrici o aderenze ripristinando il corretto scivolamento.</li>
<li>in zona cutanea può eseguire un <strong>massaggio</strong> per lenire il dolore e <strong>drenare</strong> eventuali ristagni di sostanze irritanti o infiammatorie.</li>
</ul>
<h3>Terapia passiva fisica</h3>
<p>Il fisioterapista può utilizzare <strong>attrezzature</strong> come <a href="https://www.klavzarfisioterapiamilano.it/tecar-terapia-cosa-si-tratta/">tecar</a> ma anche <em>altre correnti</em> come la <strong>tens</strong> o l&#8217;<strong>elettrostimolazione</strong> per andare ad agire sui tessuti sofferenti. Con la <strong>tecar</strong> andando a stimolare il <em>metabolismo cellulare</em>, con la tens sui <em>circuiti nervosi</em> e con l&#8217;elettrostimolazione sui <em>muscoli stanchi o deboli</em>.</p>
<h3>Terapia attiva (esercizi)</h3>
<p>Gli <strong>esercizi</strong> sono spesso <strong>parte integrante del trattamento</strong>. Anche a livello cervicale è possibile impostare esercizi atti a:</p>
<ul>
<li>testare un range (una possibilità) di <em>movimento inesplorato a causa di paura o dolore</em></li>
<li><em>riprendere coscienza del movimento</em> (proprio come riprendere ad andare in bicicletta dopo tanto tempo, lo sappiamo già fare, bisogna solo riprenderci la mano) dopo un trauma o un periodo di immobilizzazione</li>
<li><strong>rinforzare alcune fibre muscolari</strong> senza stressare quelle già troppo impegnate con strumenti specifici</li>
</ul>
<h3>Attrezzi?</h3>
<p>Con un po&#8217; di fantasia è possibile utilizzare attrezzi come <strong>elastici e pesi</strong>. Il <em>quadro dev&#8217;essere stabile</em> e gli <em>obiettivi ben precisi</em>, ma per i più sportivi potrebbe essere necessario andare <em>oltre i limiti </em>di un movimento ordinario e normale.</p>
<h2>Conclusioni&#8230;.</h2>
<p>Allora, <strong>se avete la cervicale non avete alcun problema</strong>, avete una normale e importantissima parte del corpo attaccata alla vostra testa. Se invece avete dolore il vostro problema <em>si chiamerà diversamente</em>. Se pensate che per voi la fisioterapia <em>possa essere utile</em> scrivete pure un commento qui sotto per poterne parlare insieme!</p>
<p>&nbsp;</p></div>
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